Allemandi, l’ufficiale verzuolese stregato dal mito di Napoleone
Benedetto Cesare Allemandi, nato nel 1781 a Verzuolo, sottotenente del 20° dragoni, poi maresciallo allievo della gendarmeria imperiale sotto la dominazione francese (chiamò il proprio figlio Michele Napoleone), maresciallo allievo dei Regi Carabinieri (1.7. 1814), sottotenente (8.2.1817) a Ivrea, il 13 marzo 1821 prese il comando della compagnia per conto del governo costituzionale.
Condannato a 20 anni di galera, fuggì attraverso il Gran San Bernardo con la famiglia a Martigny, poi in Spagna (1822), dove combatté contro la Santa Alleanza, trovando dalla parte opposta il principe Carlo Alberto. Preso prigioniero e mandato in Francia, riuscì a riparare a Ginevra, poi in Inghilterra (1823). Nel 1830 fece pubblicare un proclama “Ai soldati piemontesi”, invitandoli alla diserzione.
Nel 1834 guidò una delle colonne mazziniane a Les Echelles, rifugiandosi poi a Grenoble, Lione e Londra. Nel 1841 lanciò un proclama “Ai cari concittadini canavesani”, incitandoli alla ribellione. Il figlio Michele scalò i gradi dell’esercito elvetico.