Il corpo di un gatto nero, riposto in una cassetta di plastica di solito utilizzata per frutta e verdura, è stato trovato domenica mattina di fronte alla porta del palazzo comunale di Villafranca. Proprio sotto l’ala comunale, lì dove furono giustiziati i partigiani e dove ha sede la casa dei villafranchesi. Un gesto vergognoso che non trova spiegazioni.
Non ci sono testimoni, al momento, mentre le forze dell’ordine analizzano le immagini delle telecamere presenti intorno al Comune.
Il sindaco Agostino Bottano ha lanciato un appello su Facebook: «Ritengo doveroso ricordare che, qualora chi ha compiuto questo atto volesse costituirsi spontaneamente, rivolgendosi alle forze dell’ordine oppure direttamente al sindaco per spiegare le motivazioni del proprio gesto, ciò rappresenterebbe un atto di umiltà, responsabilità e rispetto verso le istituzioni».
In caso contrario – sottolinea Bottano – si ricorda che simili comportamenti possono assumere rilievi civili e penali, configurandosi anche come atto intimidatorio, oltre a ulteriori profili di gravità legati alla natura del gesto».
«Si tratta di un gesto grave, offensivo e inaccettabile – continua Bottano -, che nulla ha a che vedere con il confronto civile, il rispetto delle istituzioni e il senso di comunità che da sempre contraddistinguono Villafranca. Il municipio è la casa di tutti i cittadini, luogo simbolo della democrazia, del dialogo e dei servizi alla collettività. Episodi come questo non colpiscono una persona, ma l’intera comunità».
«Qualora venisse accertato che l’animale sia stato ucciso o avvelenato, si tratterebbe non solo di un atto intimidatorio nei confronti dell’istituzione comunale, ma anche di un comportamento incivile e grave nei confronti degli animali, per il quale l’ordinamento prevede sanzioni e responsabilità civili e penali in materia di maltrattamento o violenza sugli animali».
«A nome dell’amministrazione comunale ribadisco che ogni forma di dissenso è legittima solo se espressa in modo civile, trasparente e rispettoso. Gesti provocatori, intimidatori o degradanti non trovano alcuna giustificazione».