caso al tapparelli

Ex Oss al Tapparelli condannata in tribunale

La condanna dell'ex Oss del Tapparelli

Ex Oss al Tapparelli condannata in tribunale

Una manovra rapida, descritta come una torsione ripetuta dei pollici, definita dai giudici come maltrattamento. Si è concluso in tribunale di Cuneo il processo nei confronti di M.G., operatrice socio-sanitaria accusata di maltrattamenti verso alcuni ospiti del Nucleo Alzheimer della casa di riposo Tapparelli.

Il giudice Marco Toscano ha emesso la sentenza: condanna a due anni e nove mesi di reclusione. Il procedimento era nato nel 2022 dalla segnalazione di una collega. Nel corso del dibattimento, il pubblico ministero Francesco Lucadello aveva chiesto una pena di due anni, con attenuanti generiche e sospensione condizionale, delineando un quadro fatto di comportamenti reiterati nel tempo, considerati lesivi della dignità e dell’integrità fisica degli ospiti.

Decisiva è risultata la deposizione di un’operatrice in servizio nella struttura dal 2006, indicata dall’accusa come la testimone chiave. In aula aveva spiegato di aver visto più volte la collega afferrare il pollice degli anziani e torcerlo all’indietro per costringerli a muoversi: una pratica definita «non consona».

Ferma la posizione delle parti civili. L’avvocata Monica Anfossi, che assiste due ospiti, ha parlato di una condotta grave perché rivolta a persone fragili e indifese. L’avvocato Giorgio Panero, per il Tapparelli, ha aggiunto che sarebbero emersi anche episodi verbali offensivi nei confronti degli anziani.

Di tutt’altro segno la tesi difensiva sostenuta dall’avvocato Roberto Carpinelli, che aveva chiesto l’assoluzione. Il legale ha richiamato i quarant’anni di attività professionale dell’imputata senza precedenti disciplinari e il ruolo di affiancamento svolto con i nuovi operatori. Ha inoltre collocato i fatti in un contesto segnato dalla pandemia, con un reparto che accoglieva 21 pazienti affetti da gravi disturbi, assistiti da un numero ridotto di oss e privati dei contatti con i familiari.

Quanto alla manovra contestata, la difesa ha sostenuto che non fosse finalizzata a provocare dolore, ma a contenere i pazienti, e che non fosse praticata esclusivamente dall’imputata. Una ricostruzione che non ha trovato accoglimento in sentenza.

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