L’avventura dello sci in valle Varaita inizia nei primi anni ’60 e vivrà una stagione d’oro dalla metà dei ’70 alla fine degli anni ’80.
Il turismo, che aveva già fornito qualche assaggio sul finire dell’Ottocento e prima dello scoppio della Grande Guerra, è l’unica carta possibile da giocare.
La Seconda Guerra ha lasciato la valle in ginocchio: l’agricoltura non garantisce più reddito, nemmeno quello di sussistenza.
Scatta, dunque, un diffuso fervore per cercare nuovi percorsi. La disciplina dello sci, poco diffuso e fino ad allora praticato solo su poche piste attrezzate a Sestriere e Cervinia, arriva nel Cuneese con la realizzazione dei primi impianti a Crissolo e Lurisia.
1961: la Sitap realizza
la prima seggiovia
Una gita domenicale di una delegazione di amministratori di Pontechianale, guidata dal sindaco Bernardo Genzana agli impianti della valle Po, scatena gli entusiasmi: si decide di realizzare una seggiovia anche qui.
La spesa si aggira sui 40 milioni di lire, cifra cui da sola l’amministrazione comunale non può far fronte. Il Comune ne stanzia otto, il capitale mancante lo mettono alcuni residenti, qualche nativo del posto che ha fatto una discreta fortuna in varie attività a Genova o Milano, e un manipolo di temerari imprenditori della bassa valle.
Nel 1961 viene formalmente costituita la Sitap (Società Impianti Turistici Alpini Pontechianale), società a capitale misto pubblico e privato, la cui presidenza viene affidata a Francesco Otella, titolare dell’esattoria di Verzuolo.
Otella porta con sé Enrico Olivero, un giovane ragioniere di Sampeyre poco più che ventenne, la cui famiglia gestisce anch’essa le esattorie di valle.
Sarà lui l’anima dell’operazione e per anni il costruttore per antonomasia della valle. Olivero si avvarrà ben presto della collaborazione di Adelmo Crosetto, commerciante di Villanovetta di Verzuolo, cui affiderà poi la direzione tecnica degli impianti.
I problemi sono tanti ma l’euforia è alle stelle perché si colgono nel turismo invernale entusiasmanti opportunità .
I giovani dell’alta valle hanno, per la prima volta, la possibilità, per quanto come lavoratori stagionali, di usufruire di un libretto di lavoro.
Crosetto è anche il segretario politico della Democrazia Cristiana in valle (successivamente, per dieci anni, dal 1975 al 1985, consigliere provinciale) e si fa promotore di varie iniziative mirate a richiamare l’attenzione delle istituzioni sovracomunali sulla necessità di infrastrutture adeguate ai bisogni di un turismo che chiede di potersi esprimere al meglio delle sue potenzialità.
Quando in valle si registrava
il tutto esaurito
Racconta Adelmo Crosetto: «Eravamo arrivati ad avere mille studenti alle nostre settimane bianche. Dalla Francia arrivavano stuoli di ragazzi e ragazze suddivisi fra “marmottes e chamois”. Avevamo conquistato la fiducia di tanti Sci club che ricorrevano alle nostre piste per gli allenamenti e lo svolgimento delle gare. E la nostra scuola di sci ha cominiciato a sfornare validi maestri. Alberghi, trattorie e ristoranti della valle registravano il tutto esaurito. Non solo, ne beneficiarono anche commercianti e artigiani perché iniziarono ad essere ristrutturate baite e case disabitate da tempo».
Così Crosetto, alla soglia dei 94 anni, ricorda con orgoglio e commozione quella stagione vissuta da protagonista a fianco di Enrico Olivero insieme ad amministratori e operatori turistici dell’alta valle.
Il cannone spara-neve lascia
Sampeyre senza pane
Crosetto ricorda anche come fu a Sampeyre che si sperimentarono i primi tentativi di innevamento artificiale, attrezzature oggi imprescindibili per una stazione sciistica, ma per quei tempi soluzioni avveniristiche.
«Avevamo visto un “cannone” in funzione a Plan de Corones in val Pusteria e prendemmo contatti con la ditta tedesca costruttrice per averlo in prova. Il cannone, con carrello semovente, ci venne inviato tramite corriere con un depliant le cui istruzioni erano esclusivamente in lingua tedesca. Ricordo un aneddoto che a distanza di tanti anni è ancora ben impresso nella mia mente. Dopo vari esperimenti dai risultati incerti arrivò l’occasione propizia. Con Ceccarini, Bergia e altri lavorammo tutta la notte: la bassa temperatura era favorevole ed eravamo riusciti a superare tutti gli inconvenienti tecnici: la neve sparata dal cannone imbiancò per tanti metri la pista confermando la bontà dell’ idea. Euforico, dopo una notte insonne – rievoca Crosetto – mi recai al bar ristorante Scudo di Piemonte sulla piazza di Sampeyre. Entrai trionfante per dare la buona notizia a Vincenzo Fornetti, grande sostenitore della iniziativa, ma questi, oltremodo agitato, mi urlò: “Scappa Adelmo, scappa perchè tre panettieri ti stanno cercando per bastonarti. Il paese è rimasto senza acqua e loro non hanno potuto panificare, Sampeyre è senza pane”. Inutile dire che all’euforia subentrò lo sconforto anche se poi la rabbia dei panettieri venne a più miti consigli e il caso si risolse senza legnate (se non quella morale per il disagio causato) per il sottoscritto. La società che avevamo costituito si sciolse: i tempi non erano ancora maturi e le infrastrutture necessarie, a partire dai laghetti artificiali, non erano stati predisposti».
Storie di mezzo secolo fa, che evocano ricordi e nostalgie. Positivo e proiettato al futuro è il messaggio che Crosetto – che noi giovani allora chiamavamo scherzosamente e affettuosamente l’ “apostolo delle nevi” – lancia, forte di un’esperienza vissuta in presa diretta: «Al di là delle infinite peripezie, fu un periodo intenso, ricco di passione e di sogni, quello che caratterizzò la vita della valle in quegli anni. Tuttavia – ammonisce – penso che se ancora oggi i valligiani e sopratutto gli amministratori sapessero unire le loro forze (con il confezionamento di pacchetti turistici, ovviamente riadattati ai tempi) la valle Varaita tornerebbe a rifiorire e a volare».