scuole alberghiere

Sos scuole alberghiere: non solo teoria

A rischio la formazione dei futuri professionisti dell’accoglienza

Sos scuole alberghiere: non solo teoria

Il sistema scolastico alberghiero italiano sta attraversando una crisi silenziosa che rischia di compromettere uno dei pilastri dell’economia nazionale: l’ospitalità. Quale insegnante tecnico-pratico all’Istituto Alberghiero di Barge e fiduciario Amira Torino, ho lanciato un grido d’allarme dalle pagine di “Ristorazione & Ospitalità”, denunciando uno scollamento sempre più profondo tra la formazione scolastica e le reali esigenze del mercato del lavoro. E mi fa piacere condividere il ragionamento con i lettori della Gazzetta.L’illusione della pratica. Le riforme degli ultimi vent’anni hanno progressivamente “svuotato” i laboratori, trasformando il saper fare in un lontano ricordo. I numeri descrivono una realtà allarmante.

• Nel Biennio: gli studenti accedono ai laboratori per sole 4 ore ogni quindici giorni. Una frequenza paragonabile a quella di un hobby saltuario, insufficiente per apprendere un mestiere fatto di gestualità e precisione.

• Nel Triennio: nonostante un lieve aumento, le ore restano “briciole” rispetto alla complessità richiesta oggi dalla mixology, dalla sommellerie e dal servizio moderno.

La cifra della vergogna. Oltre alla carenza di tempo, il settore soffre di una drammatica mancanza di risorse economiche. E’ “umiliante” il budget destinato alle esercitazioni: spesso appena 5 o 7 euro per una lezione di 4 o 5 ore. Con cifre simili, è tecnicamente impossibile acquistare materie prime di qualità o simulare un servizio d’eccellenza, costringendo docenti e studenti a lesinare su un litro di latte o riciclare un limone esausto.

Un danno per l’economia nazionale. Il risultato di questa politica di tagli è la creazione di “operatori di serie B”. I diplomati arrivano nelle aziende privi della manualità essenziale, creando un vuoto che danneggia l’intera immagine dell’Italia. E se l’accoglienza decade, decade l’intera immagine dell’Italia.

L’appello al ministero dell’Istruzione e del Merito. Per invertire la rotta, ecco due richieste urgenti e concrete:

1ª. Reintrodurre un monte ore consistente: almeno 10-12 ore settimanali di laboratorio nel triennio, per rimettere la pratica al centro della formazione.

2ª. Stanziamenti di budget adeguati: fondi che permettano simulazioni realistiche e di alto livello, essenziali per formare figure competitive a livello internazionale.

La sfida è chiara: smettere di considerare l’istruzione professionale come un costo e iniziare a vederla come il fondamentale investimento sul futuro turistico del Paese.

Aldo Petrasso, Amira Torino (Associazione Maitre Italiani Ristoranti e Alberghi)

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