Lo scoppio del conflitto in Medio Oriente e il conseguente aumento esponenziale dei prezzi sta rischiando di mettere in ginocchio l’agricoltura, e in particolare la frutticoltura colpita dai blocchi dell’export.
Facciamo il punto raccogliendo le voci di operatori e sindacati agricoli. I prezzi dei costi fissi, fondamentali per compiere il lavoro del comparto come fertilizzanti, energia elettrica e benzina, sono aumentati del 35%. Il quadro si fa ancora più preoccupante perché i rincari potrebbero continuare ad aumentare nelle prossime settimane rischiando di segnare un vero e proprio punto di non ritorno.
Il settore agricolo si trova anche in una fase cruciale perché stanno iniziando le campagne di produzione. «In primo luogo, occorre contrastare con ogni mezzo fenomeni speculativi sui costi dei carburanti – spiegano dalla Cia -. Alla crisi energetica, poi, si somma quella degli input tecnici, in particolare i fertilizzanti, la cui produzione e approvvigionamento sono strettamente legati ai costi del gas e alle dinamiche del commercio internazionale. Il comparto si trova attualmente in una fase cruciale, con l’inizio delle varie campagne. Per portare avanti le diverse produzioni è strategico un utilizzo intensivo sia di carburante, per le lavorazioni meccaniche in campo, che di concimi e prodotti fitosanitari».
Lungo la filiera agroalimentare, l’imprenditore agricolo è il più esposto alle difficoltà che il settore sta attraversando. Si trova schiacciato tra l’impennata incontrollata dei costi di produzione e l’impossibilità strutturale di trasferire i rincari sul prezzo di vendita finale. Tale asimmetria economica espone le aziende al rischio concreto di lavorare in perdita, compromettendo la continuità aziendale.
A sua volta, il presidente della Copagri Tommaso Battista fa notare: «La drammatica situazione in atto nel Medio Oriente, che ovviamente auspichiamo possa rientrare il prima possibile, sta esponendo i produttori agricoli italiani a una nuova pericolosa impennata dei costi di produzione; la tenuta dell’agricoltura è messa a durissima prova dal sensibile aumento delle quotazioni di carburanti, energia e fertilizzanti, letteralmente schizzati alle stelle nel giro di pochi giorni».
«Dall’inizio del conflitto a oggi – evidenzia il presidente – la cifra mediamente sborsata da un produttore agricolo per acquistare carburanti e fertilizzanti è cresciuta del 45-50% per il gasolio agricolo e del 35-40% per l’urea. A destare particolare preoccupazione è la situazione legata ai fertilizzanti, poiché ci troviamo alle porte delle semine primaverili e delle lavorazioni sulle colture arboree, ovvero uno dei momenti in cui l’agricoltura registra probabilmente il picco in termini di sostanze necessarie alla produzione».
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