Egregio direttore, nei giorni scorsi, nel piccolo giardino di piazza Dante a Saluzzo, davanti all’ospedale, è comparsa una nuova panchina di colore lilla (nella foto l’inaugurazione). Un gesto semplice ma significativo, pensato per attirare l’attenzione sui disturbi del comportamento alimentare, problemi spesso invisibili ma molto diffusi, soprattutto tra i giovani.
E’ un’iniziativa che merita di essere riconosciuta e apprezzata. I luoghi pubblici non sono solo spazi di passaggio o di sosta: possono anche diventare strumenti di sensibilizzazione, piccoli segni che ricordano a tutti noi l’importanza di alcuni temi sociali.
Proprio osservando quella panchina nasce però una riflessione. Nel giardino le panchine sono sei e quella lilla, per quanto balla e significativa, oggi appare quasi come un elemento isolato. Potrebbe invece diventare il primo passo di un progetto più ampio.
Perché non trasformare questo spazio in un piccolo percorso simbolico dedicato ai diritti e alla sensibilizzazione? Ogni panchina potrebbe rappresentare un tema sociale importante: accanto alla panchina lilla si potrebbe immaginare una panchina rossa, simbolo della lotta contro la violenza sulle donne; una panchina arcobaleno, dedicata al rispetto e ai diritti delle persone Lgbt+; una panchina verde, che richiami l’attenzione sulla tutela dell’ambiente; una panchina blu, dedicata all’inclusione e ai diritti delle persone con disabilità; e una panchina arancione, simbolo dell’impegno contro il bullismo e a favore del rispetto tra i giovani.
In questo modo ogni panchina diventerebbe un piccolo segnale, un invito alla riflessione, un modo per ricordare che la comunità si prende cura delle persone e dei temi che la riguardano.
Piazza Dante, naturalmente resterebbe Piazza Dante. Ma sarebbe bello se nel tempo venisse conosciuta anche con un altro nome informale e affettuoso: la “piazzetta dei diritti”. Un luogo semplice, quotidiano, ma capace di trasmettere un messaggio di attenzione, rispetto e consapevolezza.
Perché a volte i diritti non hanno bisogno di grandi monumenti: basta una panchina, un colore e una comunità che decide di non voltarsi dall’altra parte.
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