Nuovo passaggio sul fronte del progetto del biodigestore previsto a Ruata Eandi, a Saluzzo, al centro da mesi delle contestazioni del Comitato del No. Dopo il presidio pubblico dello scorso febbraio davanti alla sede della Provincia di Cuneo, una delegazione dei residenti ha incontrato nei giorni scorsi in frazione il presidente dell’ente, Luca Robaldo. Al centro del confronto, in particolare, gli impatti sulla comunità locale legati al traffico pesante necessario al funzionamento del previsto impianto. Secondo i dati progettuali si parlerebbe di circa 156 mila chilometri annui di percorrenze, ma per il Comitato il valore reale sarebbe superiore, considerando la complessa filiera di approvvigionamento dei materiali: conferitori che a loro volta raccolgono reflui e scarti da altre aziende, con un effetto moltiplicatore sui trasporti.
Non meno centrali le preoccupazioni espresse dai residenti su altri possibili impatti: inquinamento delle falde, emissioni odorigene e la gestione di sostanze considerate sensibili, come gas e acido solforico, anche in relazione alla distanza dell’impianto dalle abitazioni, indicata in meno di duecento metri.
Secondo quanto riferito dal Comitato, il presidente Robaldo avrebbe riconosciuto la rilevanza delle criticità sollevate, condividendo la necessità di un approfondimento politico più ampio e proponendo la convocazione di un consiglio provinciale aperto dedicato alla discussione generale sulle problematiche legate a questa tipologia di impianti.
Sul fronte amministrativo, la società proponente ha depositato a inizio marzo le modifiche progettuali e le controdeduzioni, dopo la proroga di 120 giorni concessa a seguito della seconda conferenza dei servizi del 15 ottobre 2025. Nei giorni scorsi la Provincia ha quindi convocato una nuova conferenza dei servizi per il 19 maggio.
Secondo alcune indiscrezioni, gli adeguamenti tecnici depositati non prevederebbero un ridimensionamento dell’impianto né una modifica sostanziale del suo funzionamento, ma interventi mirati a rientrare nei parametri normativi, ad esempio attraverso soluzioni come i gasometri flottanti, tali da mantenere le quantità di gas appena sotto le soglie che farebbero scattare la procedura per il rischio di incidente rilevante. Per il Comitato, tuttavia, tali modifiche non inciderebbero in modo significativo sugli impatti complessivi sul territorio.
Parallelamente, le criticità del progetto sono state portate all’attenzione di Greenpeace Italia, attraverso un incontro con il gruppo locale di Torino. L’obiettivo dichiarato resta quello di ampliare la sensibilizzazione sul tema, coinvolgendo cittadini, enti e realtà associative, con particolare attenzione alla localizzazione dell’impianto, ritenuta non coerente con il contesto agricolo e territoriale della zona.