lutto per alex zanardi

Zanardi e quegli ori olimpici costruiti in palestra a Saluzzo

La scomparsa del campione paralimpico I trionfi con l’handbike e gli allenamenti con Chiappero

Zanardi e quegli ori olimpici costruiti in palestra a Saluzzo

A Saluzzo il nome di Alex Zanardi non è stato soltanto quello di un campione dello sport, ma di un atleta che ha incrociato concretamente il lavoro quotidiano di un territorio legato alla preparazione e alla cultura dello sport. E in quei giorni sempre vivi nel ricordo dei saluzzesi è stata scritta e costruita una delle pagine più belle della sua vita.

La sua scomparsa, il 1° maggio a 59 anni, chiude una storia sportiva e umana che ha attraversato piste, ospedali e palazzetti, senza mai perdere continuità.

Zanardi è stato pilota di Formula 1 con 44 Gran Premi disputati, protagonista della Formula Indycar americana con i titoli del 1997 e 1998, prima di un incidente che nel 2001 al Lausitzring gli cambia radicalmente la vita, con l’amputazione delle gambe.

Da quel momento inizia una seconda carriera, quella nell’handbike, che lo porta a diventare uno dei riferimenti mondiali del ciclismo, con i successi paralimpici di Londra 2012 e Rio 2016.

Il legame con Saluzzo nasce nel 2011, quando Zanardi sceglie Francesco Chiappero, preparatore atletico e fondatore del centro “Movimento è vita” (oggi ReAction), come riferimento per la preparazione fisica. Un rapporto professionale che diventa rapidamente stabile e duraturo, fondato su un lavoro quotidiano e su un confronto costante. Di lì a poco arrivano i risultati più importanti della sua seconda carriera sportiva, fino alle medaglie paralimpiche.

Quella collaborazione ha lasciato un segno anche nel territorio saluzzese, dove il lavoro svolto insieme è diventato un riferimento per progetti legati allo sport inclusivo e alla preparazione atletica.

In una lettera inviata da un lettore, Lorenzo Mosso, si sottolinea proprio la portata della sua figura: «Alex Zanardi ha trasformato la disabilità in una nuova forma di eccellenza. Ho avuto l’onore di conoscere il suo preparatore atletico, ad un convegno dove ha racconto con semplicità e emozione i progressi di Alex, il nostro paladino della disabilità. Un grande uomo non muore mai perché resterà sempre il nostro esempio di vita».

Parole che si sovrappongono a una vicenda che non ha bisogno di enfasi, perché costruita interamente sui fatti. Anche nel passaggio, forse meno noto, che lo ha legato a Saluzzo, e che ha lasciato una reale eredità con i tanti progetti che ancora oggi proseguono nel suo nome e vivranno in sua memoria.

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