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Duke non basta più

Il Piemonte deve rinnovarsi

Duke non basta più
Anche sul piano nazionale sono da anni in crescita i consumi di mirtillo, così come quelli dei piccoli frutti. L’International Blueberry Organization (Ibo), ovvero l’organizzazione globale che riunisce i leader dell’industria del mirtillo, definisce l’Italia come mercato con domanda latente e, in effetti, nel 2025 la spesa delle famiglie italiane complessivamente per i piccoli frutti è aumentata del 35%, con un incremento dei volumi acquistati del 41%.La produzione di mirtilli in Italia non è sufficiente a soddisfare la domanda, tanto è vero che nel 2024 sono state prodotte 12 mila tonnellate di mirtilli (+300% dal 2015) e ne sono state importate 15 mila. Secondo i dati di Cso Italy nel 2025 le importazioni sono salite a 20 mila tonnellate (le esportazioni sono state di 3.400 tonnellate). Il mercato italiano assorbe tutta la produzione nazionale e non basta, occorre importare.

Sempre secondo dati del Cso Italy, nel 2025 gli ettari coltivati a mirtillo in Italia erano circa 1.900 (dai 1.300 del 2019), concentrati per la maggior parte in Piemonte, anche se il Sud sta crescendo e si attendono ulteriori aumenti in Sicilia, Calabria, Basilicata e Puglia.

Osserva il consulente specialista in berry, Marco Butera: «C’è ancora tanto spazio per crescere. Il mercato interno è in grado di assorbire tutta la produzione nazionale. Le rese a ettaro sono però superiori negli altri Paesi. Il vantaggio competitivo si ottiene con la tecnica, il rinnovo varietale e cercando di incrementare la produttività. Oggi ci sono player forti sul mercato europeo che stanno mettendo in crisi il modello del Piemonte, basato sulla varietà Duke».

Sottolinea Butera: «Non è più come dieci anni fa. Il calendario competitivo era dominato dall’Italia, a giugno. Oggi abbiamo Spagna e Portogallo, abbiamo la Georgia che inizia prima e poi ci sono Romania e Serbia che sono in sovrapposizione diretta. Germania e Polonia stanno fortemente rinnovando gli impianti e fanno progetti fuorisuolo».

C’è poi da considerare che la Grande Distribuzione Organizzata (Gdo), ha fissato standard minimi di qualità come un calibro importante (sempre sopra i 12 millimetri), croccantezza, assenza di acidità e morbidezza.