carcere saluzzo

Riflettori accesi sul carcere Morandi Tra sicurezza e dialogo

Il dilogo del Morandi con Saluzzo

Riflettori accesi sul carcere Morandi Tra sicurezza e dialogo

Il carcere Rodolfo Morandi torna al centro dell’attenzione a Saluzzo. Nel giro di pochi giorni, due episodi hanno riportato in primo piano il tema della sicurezza all’interno dell’istituto di via Regione Bronda: prima l’aggressione alla vicecomandante, poi il ritrovamento di uno smartphone nella cella di un detenuto in regime di Alta Sicurezza.

L’aggressione si è verificata il 15 agosto. A colpire la dirigente sostituta del comandante sarebbe stato un detenuto cinquantenne, inserito nel circuito di Alta Sicurezza e riconducibile ai vertici di un clan della Sacra Corona Unita. L’intervento tempestivo degli agenti della Polizia Penitenziaria ha evitato conseguenze più gravi. A rendere noto l’episodio è stato il sindacato Osapp, con il segretario generale Leo Beneduci che ha denunciato il crescente livello di rischio per il personale penitenziario.

Pochi giorni dopo, il 19 agosto, un altro episodio ha acceso i riflettori sul Morandi: durante una perquisizione gli agenti hanno trovato e sequestrato nella cella di un detenuto di Alta Sicurezza uno smartphone perfettamente funzionante, dotato di due Sim. Anche in questo caso, secondo quanto riferito dall’Osapp, si trattava di un detenuto legato alla criminalità organizzata di matrice camorristica. Non è un episodio isolato: a marzo erano stati sequestrati altri due telefoni e nel dicembre scorso era stato intercettato un drone carico di cellulari destinati al carcere.

Sono fatti che pongono inevitabilmente una questione di sicurezza, soprattutto in un istituto che ospita una consistente presenza di detenuti in Alta Sicurezza. Ma il carcere di Saluzzo non è soltanto questo. Al 22 agosto erano 368 i detenuti presenti, a fronte di 420 posti regolamentari, secondo i dati del Ministero della Giustizia.

È proprio da questa consapevolezza che nasce l’idea di portare una seduta del Consiglio comunale direttamente all’interno del Morandi. La proposta è stata avanzata dal garante comunale dei detenuti Paolo Allemano durante la sua relazione annuale in Consiglio e punta a ribadire un concetto: il carcere non è una realtà estranea alla città, ma una parte del suo tessuto sociale.

«Ci sono 700 uomini, tra personale e detenuti, che girano intorno al carcere – ha sottolineato Allemano – sarebbe sbagliato considerare questa realtà separata dal contesto cittadino».

Le sue relazioni annuali hanno negli anni raccontato con grande dettaglio un istituto che, accanto alle criticità, presenta anche numerose esperienze positive: circa 50 detenuti iscritti all’università, attività scolastiche e formative, laboratori di scrittura, teatro, iniziative con le scuole e percorsi di lavoro. Un patrimonio costruito anche grazie alla presenza di numerose associazioni e realtà del territorio.

Non sono mancati, nell’ultimo periodo, anche i problemi nel rapporto con l’esterno. Le nuove disposizioni sull’Alta Sicurezza hanno portato al blocco o alla limitazione di alcune iniziative, tra cui il progetto “Adotta uno scrittore”, che da 15 anni metteva in relazione il carcere con gli studenti del Soleri-Bertoni.

Questo e molto altro sulla Gazzetta in edicola e in digitale