alpinisti sul monviso

Monviso, troppi alpinisti in vetta? Dopo le frane si corre ai ripari

Task force di esperti al lavoro. Raccolta dati e rilievi sui crolli. Poi un piano per la sicurezza

Monviso, troppi alpinisti in vetta? Dopo le frane si corre ai ripari

Un tavolo regionale per una sola montagna: non era mai successo. Ma il Monviso non è una montagna qualunque, è il simbolo del Piemonte, ed è per questo che l’assessore regionale alla Montagna Marco Gallo ha voluto riunire tutti attorno allo stesso tavolo, per capire che cosa stia accadendo.

Il primo Tavolo Monviso si è riunito al grattacielo della Regione, con il presidente Alberto Cirio, il presidente della Provincia Luca Robaldo, il sindaco di Crissolo Fabrizio Re, Arpa, Politecnico, Cnr, Carabinieri forestali, guide alpine, Soccorso alpino, Cai, Legambiente e Parco del Monviso.

La frana del 1° settembre sul versante nord-est, pur senza feriti né grossi danni, è stata una spia che si è accesa. Arriva dopo un’estate in cui il Monviso è rimasto senza neve per le alte temperature, con ghiacciai e nevai in rapido scioglimento. Un dato di Arpa lo racconta bene: dal 10 giugno al 10 settembre, alla stazione a oltre 3.300 metri di quota, la temperatura non è mai scesa a zero gradi.

IL “CASO” È APERTO

I crolli non sono un fenomeno nuovo: sono documentati quello di particolare entità del 2019 e quelli del 2023. Ai due recenti distacchi, quello del 1° settembre e quello della notte tra il 13 e il 14 dai Torrioni Sari, sul versante sud, di dimensioni probabilmente superiori, servono ulteriori rilievi. Arpa indica lo stress termico come probabile fattore e la degradazione del permafrost come possibile concausa, in un ammasso roccioso già fortemente fratturato. Non si possono escludere nuovi fenomeni. Gli studi sul permafrost vanno avanti dal 2006, e al Buco di Viso, a circa 2.880 metri, temperatura dell’aria e della roccia sono monitorate in continuo dal 2017.

IN MONTAGNA CON CONSAPEVOLEZZA

C’è poi il tema di quante persone frequentano la montagna. Le guide alpine hanno segnalato circa 200 persone in vetta solo nell’ultimo fine settimana. Il Giro del Viso conta circa 40 mila utenti, e sono stimati in 200 mila i passaggi nell’area. Il Soccorso alpino ha effettuato oltre cento interventi negli ultimi tre anni, quasi la metà per escursionisti che avevano smarrito il percorso.

Dal Tavolo è emersa la necessità di rafforzare informazione, segnaletica e accompagnamento, e di valutare accessi più organizzati nei punti più frequentati, ampliando la rete dei sentieri per distribuire i flussi.

COSA SUCCEDE ORA?

Per il Monviso sono previsti ulteriori rilievi sui crolli, anche con il drone, la valutazione dei sentieri più esposti e di possibili accessi alternativi ai rifugi. Tra le ipotesi c’è un tracciato alternativo verso il Quintino Sella, da verificare, insieme a una migliore segnaletica e a eventuali limitazioni temporanee dove necessario. Seguirà un lavoro tecnico con Arpa, università e centri di ricerca, con l’obiettivo di arrivare all’inizio della primavera 2027 a una prima restituzione condivisa di conoscenze e scenari. Il Tavolo potrebbe diventare permanente, nell’ambito dell’Osservatorio sui cambiamenti climatici.

Ha concluso Gallo: «Vogliamo trasformare la ricerca in decisioni e le decisioni in azioni».

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