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La chiesa della Trinità tirata a lucido con il Pnrr

Sabato 26, alle 17, si apre al pubblico la chiesa della Santissima Trinità

La chiesa della Trinità tirata a lucido con il Pnrr

Un momento di rilevanza culturale ma anche spirituale: sabato 26, alle 17, si apre al pubblico la chiesa della Santissima Trinità al termine dei lavori di restauro che hanno restituito allo splendore originale la pieve. Considerata la chiesa più antica di Scarnafigi, la cappella sorge nei pressi del casolare Chiabotti Garelli e custodisce una storia secolare di straordinario fascino.

RADICI NEL XIII SECOLO

Le prime tracce documentali certe risalgono al 2 febbraio 1218, quando negli atti viene menzionato Pietro, “Prete del Gerbo”. Il piccolo edificio sorgeva infatti in una zona originariamente denominata “Gerbo” o “Gerbola”, nome con cui la chiesa e le terre circostanti vennero identificate per lungo tempo. Inserita nei possedimenti dell’Abbazia di Staffarda e per secoli appartenuta alla Commenda dei Cavalieri dell’Ordine di Malta con sede a Cavallermaggiore, la struttura andò a formare un’unica unità poderale detta Cascina della Santissima Trinità.

Nonostante il passare dei secoli e le inevitabili trasformazioni storiche, l’edificio ha conservato intatta la sua piccola pianta originaria, elemento che ne accresce notevolmente l’interesse architettonico.

IL CICLO PITTORICO

A rendere la cappella un vero e proprio scrigno d’arte sacra è l’apparato pittorico interno, realizzato tra il 1455 e il 1458 dal celebre maestro Pietro da Saluzzo (Pietro Pocapaglia). Il ciclo di affreschi più famoso e pregevole raffigura la teoria degli Apostoli situata nell’abside, mentre sulle pareti laterali si possono ammirare le preziose raffigurazioni di San Bernardino da Siena, della Santissima Trinità e della Predica del beato Vincenzo Ferreri per “fratel Antonio da Vigone”.

GLI UTILIZZI PIÚ STRANI

La storia del monumento è stata caratterizzata anche da momenti complessi: adibita a ricovero per le truppe sul finire del Seicento, passò poi alla famiglia Botto alla fine del Settecento e conobbe persino un interdetto al culto nell’Ottocento a causa dello stato di incuria, superato grazie al generoso concorso dei fedeli nel 1897. Seguirono poi i primi interventi di tutela della Soprintendenza negli anni ’60 e ’80.

L’INTERVENTO DEL PNRR

L’ultimo capitolo si è scritto tra il 2024 e il 2025: la parrocchia e la comunità si sono mobilitate cogliendo l’opportunità dei fondi Pnrr destinati all’architettura rurale, ottenendo il massimo del contributo erogabile, pari a 150 mila euro. Questa somma ha coperto la quasi totalità dell’opera di risanamento dall’umidità di risalita, il rifacimento della copertura in coppi con nuove grondaie, il restauro degli infissi lignei e il delicato recupero degli affreschi, che ha portato alla luce soggetti pittorici finora nascosti.

Infine, le indagini archeologiche svolte a margine del cantiere hanno riservato importanti scoperte: sono riemerse le fondamenta dell’antico portico antistante e del campanile demolito nel Novecento, una moneta del Settecento e frammenti di tegole risalenti addirittura all’epoca romana.

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