Sono passati sessant’anni da quel 9 ottobre 1966, quando le autorità cittadine, una folla numerosa (nonostante la pioggia) e i massimi vertici del socialismo italiano si radunarono ai piedi delle mura della Castiglia.
L’occasione era solenne: lo scoprimento di una lapide in memoria di Rodolfo Morandi, economista, partigiano e leader politico che tra quelle stesse mura aveva patito la dura reazione del regime fascista per il solo “reato di pensiero”.
Oggi, nel 2026, quella pietra (che necessiterebbe di un’opera di pulizia) non è soltanto un elemento architettonico dell’ex penitenziario saluzzese, ma un monito vivo sulla fragilità delle nostre libertà costituzionali. Transitando in piazza Castello è difficile non fermarsi, almeno qualche secondo, ad osservare quella grande lapide bianca che spicca sul muro di mattoni del castello marchionale. E non è un caso se la casa di reclusione di Saluzzo, pur trasferita dalle anguste camere della Castiglia alla moderna struttura lungo la provinciale per Revello, abbia deciso di mantenere l’intitolazione del carcere a Rodolfo Morandi.
CHI ERA MORANDI?
Figura centrale del panorama intellettuale del Novecento e autore della “Storia della grande industria in Italia”, Morandi fu arrestato nel 1937 dal Tribunale Speciale istituito dal regime fascista. Condannato a dieci anni di reclusione per la sua militanza clandestina, venne trasferito nel carcere di Saluzzo nel novembre del 1940.
Fu un periodo di isolamento e sofferenza profonda, che minò la sua salute ma non la sua lucidità. Proprio all’interno della Castiglia, in cella, continuò a studiare e a pianificare la ricostruzione economica dell’Italia post-bellica, concentrandosi sulla questione meridionale e sull’intervento pubblico.
Nel sessantesimo anniversario della posa, la città ricorda quel giorno d’autunno in cui Francesco De Martino, allora segretario nazionale del Psi, arrivò a Saluzzo per tenere il discorso ufficiale.
LE PAROLE DI NENNI
L’iniziativa della posa di una lapide sul muro della Castiglia fu di alcuni amministratori locali del Psi, tra cui l’avvocato Manlio Vineis.
L’evento che richiamò l’attenzione della cronaca nazionale, unendo il ricordo della Resistenza alla riflessione sul futuro democratico del Paese. Il testo inciso sul marmo, venne dettato da un altro protagonista della storia repubblicana come Pietro Nenni, e recita: «In queste carceri nei tempi della dittatura fascista Rodolfo Morandi soffrì la prigione per reato di pensiero antifascista e socialista».
La Castiglia, da luogo di pena e oppressione, si è oggi trasformata in un polo museale, ospitando tra l’altro proprio il Museo della Memoria Carceraria. Ed è proprio in questo spazio restituito alla cittadinanza che la memoria di Morandi continua a restare viva e a parlare alle nuove generazioni, ricordando il prezzo pagato da chi ha voluto un’Italia libera e democratica.