C’è un confine sottile, quasi impercettibile, tra la cronaca giudiziaria di un tempo lontano e la messinscena teatrale che sabato 24 ottobre, a partire dalle 19,45, condurrà il pubblico lungo le vie di Rifreddo con la passeggiata “Lucea talvolta la luna. Le Masche di Rifreddo tra leggenda e realtà”.
Scritto e diretto da Laura Sassone e Chiara Miolano del Teatro del Marchesato, l’appuntamento clou della rassegna affonda quest’anno le mani nell’atto processuale del 1495, ricostruendo le vicende drammatiche di due donne di Gambasca, Caterina Bonivarda e Caterina Borrella. Se gli anni passati la passeggiata teatralizzata aveva acceso i riflettori sulla vicenda generale e sulla figura di Giovanna Motossa, una delle nove donne condannate all’epoca per stregoneria, l’edizione 2026 sceglie di scandagliare le dinamiche di potere, le fragilità umane e le congiure che segnarono il destino di queste imputate.
Caterina Bonivarda rappresentava un’eccezione nel panorama dell’epoca: ricca per matrimonio, fu l’unica a potersi permettere l’assistenza di avvocati, una difesa tecnica che tuttavia, all’ombra dell’Inquisizione e sotto lo sguardo vigile di un frate supervisore, si rivelò del tutto vana. Di contro, Caterina Borrella, vedova e segnata da un’esistenza aspra e solitaria, offriva il profilo perfetto del capro espiatorio, facilmente esposta a pettegolezzi e accuse pretestuose.
A innescare la macchina infernale del processo fu un evento drammatico quanto misterioso: l’omicidio di una ragazza di diciotto anni consumato all’interno del monastero, precisamente tra le mura dell’orto delle monache. Incapace di giustificare una simile tragedia in un luogo sacro e inviolabile, la Badessa finì per invocare l’intervento del soprannaturale, addebitando la colpa a presunte forze oscure.
Da quel momento, i capi d’accusa si moltiplicarono, alimentati da testimonianze e dicerie su malefici, uccisioni di bestiame e infanticidi. La passeggiata teatralizzata di sabato sera restituirà voce a queste ombre, trasformando la ricostruzione storica in un’esperienza immersiva capace di interrogarsi sulla colpa, sulla paura del diverso e sulle meccaniche della persecuzione.
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