Le aziende specializzate in castanicoltura da frutto nel Cuneese sono 2.494, con una superficie media aziendale a livello provinciale di 1,65 ettari. Grazie a 4.287 ettari di terreni coltivati, ovvero il 94,5% della superficie totale regionale, la Granda si colloca ai vertici in Italia come provincia castanicola.
«È di circa 78 mila ettari, invece, la superficie complessiva destinata alla gestione del castagno in Granda» spiega Enrico Allasia, presidente , di Confagricoltura Cuneo che nei giorni scorsi ha presentato il nuovo dossier “Castagneti e foreste: un patrimonio da valorizzare”.
L’obiettivo del dossier è offrire uno strumento di conoscenza e confronto per le imprese, gli enti locali e gli operatori del settore, utile a pianificare la gestione futura di queste superfici e a individuare nuove opportunità di valorizzazione.
Il primo elemento che emerge dalla ricerca è la marcata concentrazione territoriale della castanicoltura italiana. Nel 2025 la Campania si conferma la regione con la maggiore superficie a castagneto, pari a 14.883 ettari, corrispondenti a circa il 37,5% del totale nazionale. Seguono la Calabria, con 6.853 ettari, il Piemonte, con 4.535 ettari, poi Toscana e Lazio.
A livello internazionale, nel 2025 l’Italia si conferma tra i principali produttori mondiali di castagne, al quinto posto, e il secondo produttore europeo dopo la Spagna.
«Negli ultimi anni si è osservata una progressiva crescita della castanicoltura produttiva nelle zone collinari e nei fondovalle, dove le caratteristiche dei terreni facilitano le operazioni colturali, la manutenzione dei castagneti e l’introduzione di forme di meccanizzazione – spiega Claudio Baudino, tecnico di Confagricoltura Cuneo e tra i curatori del dossier -. Parallelamente, nelle aree montane è in atto un processo di riorganizzazione delle realtà che hanno mantenuto la castanicoltura come attività produttiva, con una tendenza all’ampliamento delle superfici coltivate».
Questa duplice dinamica trova riscontro anche nei dati relativi alle aziende agricole. Tra il 2014 e il 2026, gli incrementi più significativi nel numero di aziende si registrano in diversi Comuni, tra cui Cuneo, passato da 28 a 110 aziende, Revello, da 16 a 46, Saluzzo, da 8 a 16, Busca, da 38 a 63, Cervasca, da 39 a 58, e Caraglio, da 51 a 75.
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