In mezzo (2024) è caduta l’orazione del presidente della Regione Cirio, il quale ha all’incirca ripetuto quanto detto il 25 aprile a Dronero: suo personale antifascismo, libertà, democrazia e responsabilità come valori e la “liberazione” come passaggio per restituire all’Italia la democrazia.
In realtà non ci fu molto da ripristinare. Prima della marcia su Roma nel nostro paese non vigeva una vera democrazia, bensì un regime monarchico-liberale con un capo dello Stato e un Senato non eletti, una Camera dei deputati senza diritto di voto attivo e passivo per le donne, uno Statuto “concesso”. La guerra del ‘15-‘18 fu decisa dal re e dai vertici dell’esercito con un vero proprio colpo di Stato contro gli orientamenti della maggioranza parlamentare. La crisi economico-sociale che ne conseguì creò le condizioni per l’avvento del fascismo.
I quattro oratori non hanno affrontato i problemi del presente né hanno svolto un minimo di analisi storica. Del resto, quando nel 2003 partì il progetto Interreg Italia-Francia-Svizzera “Memoria delle Alpi”, la Comunità montana delle valli Po, Bronda e Infernotto fu l’unica della provincia a non aderire. Rimase quindi fuori dai 43 Sentieri della libertà aperti e palinati, ai 10 Centri di documentazione, alla ristrutturazione di 3 rifugi-ostello per giovani e alla dozzina di libri pubblicati.
Il vuoto fu riempito dalle ricerche dell’Istituto superiore di cultura alpina di Sergio Beccio con i due volumi “Ventimesi”. Ma l’Isca non poteva certo realizzare un centro di documentazione.
Il sindaco Baldi si affretti quindi a sistemare e arredare gli interni dell’ex stazione ferroviaria con i soldi ottenuti dall’amministrazione di centrosinistra per collocarvi il Museo della resistenza e la sede della neonata sezione Anpi, impegnandola a organizzare le visite guidate. Ai prossimi oratori del Montoso o ai loro assistenti sarà bene fornire una copia dei libri dell’Isca.