Finalmente l’Europa comincia a intervenire su una contraddizione che da troppo tempo penalizza i nostri agricoltori: vietare determinati agrofarmaci alle aziende agricole europee e poi consentire l’ingresso sul mercato comunitario di prodotti importati ottenuti utilizzando le stesse sostanze.
La lettera dei 19 Paesi esportatori che contestano l’iniziativa di Bruxelles dimostra quanto sia importante questo passaggio. Se ai nostri agricoltori chiediamo di rispettare regole sempre più rigorose, sostenendo costi crescenti e rinunciando a determinati strumenti di difesa delle colture, non possiamo permettere che i concorrenti stranieri godano di condizioni produttive differenti per vendere sullo stesso mercato, mettendo a rischio la salute dei consumatori europei.
Da anni le organizzazioni agricole europee e italiane denunciano la situazione paradossale della sempre maggiore carenza di strumenti per difendere le colture in netta controtendenza con il resto del mondo, con la beffa di consentire ai concorrenti esteri di commercializzare prodotti ottenuti in condizioni differenti.
La questione non riguarda soltanto il rispetto dei limiti di residui, ma anche la necessità di evitare che il differenziale tra le regole europee e quelle degli altri attori globali si traducano in uno svantaggio competitivo sistematico. Le decisioni poggiano su solide basi scientifiche e se l’Europa ritiene determinate sostanze incompatibili con i propri standard di sicurezza o con gli obiettivi di tutela ambientale, deve affrontare con coerenza anche il tema dei prodotti importati.
Ora, come detto in apertura, stiamo assistendo a un cambiamento di approccio da parte dell’Europa, che va nella direzione che sosteniamo da tempo, con la Commissione europea e il Parlamento finalmente influenzati in positivo da una sensibilità portata dall’Italia e da una maggioranza che sempre più spesso si propone nel Parlamento europeo, la cosiddetta “maggioranza Giorgia” che si pone obiettivi legati alla sostenibilità che deve essere compatibile con la sostenibilità economica delle imprese, con la sicurezza alimentare e con la capacità dell’Italia e dell’Europa di produrre cibo e di difendersi nella competizione commerciale internazionale.
Meno Green Deal ideologico e più pragmatismo: ci auguriamo che l’Europa vada avanti fino in fondo sulla reciprocità per gli agrofarmaci.
Claudio Sacchetto, consigliere regionale
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