biodigestore a saluzzo

Il Comitato di Ruata Eandi protesta davanti alla Provincia

Il Comitato Ruata Eandi protesta alla Provincia

Il Comitato di Ruata Eandi protesta davanti alla Provincia

Il Comitato per il “No al biodigestore” della frazione Ruata Eandi scenderà in piazza venerdì 20 febbraio alle 10 davanti alla sede della Provincia, in corso Nizza a Cuneo.

«Ci siamo riuniti a fine gennaio – raccontano i referenti Fulvia Bruno, Bruno Franco, Alberto Mattio, Daniela Gazzera e Nicolò Rivero – per fare il punto della situazione dopo il presidio organizzato nel dicembre a Ruata Eandi, e dopo la petizione che ci ha portato a raccogliere oltre mille firme e l’incontro con i politici del territorio. L’auspicio era che le preoccupazioni dei cittadini e le criticità rilevate nel progetto, aspetti ampiamente condivisi dagli interlocutori, si traducessero in prese di posizione nette e concrete da parte della politica. Cosa che non è ancora avvenuta».

Il Comitato torna a farsi sentire. Dopo gli incontri con il presidente della Regione Alberto Cirio, l’assessore regionale Paolo Bongioanni e il presidente della Provincia Luca Robaldo, i membri del comitato hanno deciso di rilanciare la propria mobilitazione.

«Gli incontri con le istituzioni hanno confermato le nostre preoccupazioni – spiega un portavoce del comitato -. Il progetto dell’impianto di biometano, esteso su 60.000 metri quadrati e a poche centinaia di metri dalle abitazioni, presenta criticità notevoli: dall’aumento del traffico pesante all’impatto paesaggistico, fino alla perdita di suolo fertile destinato alla frutticoltura».

Il comitato sottolinea che le critiche non sono dirette alla produzione di energia rinnovabile in sé, ma alla scala e alla modalità del progetto: «Solamente il 25% del materiale necessario all’impianto – dicono – verrebbe da aziende locali, il resto arriverebbe da fuori, con migliaia di chilometri percorsi da mezzi pesanti, in netta contraddizione con la sostenibilità ambientale».

Un altro punto critico riguarda la materia prima necessaria: l’impianto richiederebbe enormi quantità di insilati vegetali, come mais, fino a 20.000 tonnellate all’anno, sottraendo risorse preziose all’alimentazione e all’economia agricola locale.

Oltre al presidio, il comitato annuncia nuove iniziative ancora in fase di studio, tra cui una pagina Instagram dedicata all’informazione sul progetto e sulle conseguenze per il territorio. L’obiettivo è mantenere alta l’attenzione e favorire un dibattito pubblico che tenga conto dei timori dei cittadini.

«Chiediamo che le criticità vengano analizzate scrupolosamente – concludono dal comitato – per non compromettere la qualità della vita, le imprese locali e uno dei paesaggi più iconici del Piemonte».

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