Gli uffici Anagrafe dei Comuni si erano attrezzati con opportuni open day, potenziando in taluni casi gli organici, per adempiere alle indicazioni del Governo circa le carte d’identità elettroniche.
Senonchè è arrivato il “contrordine”: il Consiglio dei Ministri ha approvato nei giorni scorsi una decisione che vanifica le ripetute sollecitazioni precedentemente inviate ai Comuni.
Le carte d’identità cartacee non scadranno più in blocco il 3 agosto, ma rimarranno valide fino alla data di scadenza indicata sul documento.
La motivazione? Evitare il sovraffollamento degli uffici anagrafici comunali.
Tuttavia, la proroga prevede una distinzione importante e da non sottovalutare tra l’uso in Italia e quello all’estero.
Il documento cartaceo resta pienamente valido per l’identificazione, per i rapporti con la pubblica amministrazione (Inps, Agenzia delle Entrate, Comuni) e con i gestori di servizi pubblici (poste, trasporti, utenze) fino al giorno di scadenza indicato sul retro.
Per l’estero invece, sempre a far data dal 3 agosto 2026, la carta cartacea perderà qualsiasi validità per viaggiare all’estero, indipendentemente dalla data di scadenza.
Per varcare i confini sarà infatti obbligatorio possedere la nuova carta d’identità elettronica (Cie) o un passaporto in corso di validità.
Il presidente della Provincia di Cuneo, Luca Robaldo, facendosi interprete del disagio dei sindaci, ha stigmatizzato in una nota il dietrofront del Governo: «Ancora una volta quando i Comuni si muovono con attenzione e rispetto verso i cittadini, da Roma le indicazioni cambino d’improvviso senza alcun confronto preventivo. Forse qualche funzionario ministeriale si è reso conto solo adesso di quanto afflusso avrebbero dovuto sopportare gli Uffici Anagrafe delle grandi città da qui al prossimo 3 agosto».
Sindaci e amministrazioni comunali restano sempre l’ultimo anello della catena su cui si scaricano le incertezze di una burocrazia statale lenta e farraginosa.
Era troppo difficile pensarci prima o comunque organizzare meglio la questione?
Visto che tutto ormai era stato predisposto, si poteva al più optare per una proroga di un paio di mesi.
In questo modo invece si ingenera ora una confusione sull’uso del documento tra territorio nazionale ed estero.