lutto a saluzzo

Gli artiglieri del Gruppo Aosta piangono il generale Gentilucci

Verda: «un esempio per le giovani generazioni»

Gli artiglieri del Gruppo Aosta piangono il generale Gentilucci

È morto nel pomeriggio di lunedì 30 marzo, all’ospedale di Saluzzo, il generale Franco Gentilucci: aveva 88 anni. Da tempo era ospite alla residenza Tapparelli e, nelle ultime settimane, le sue condizioni di salute si erano aggravate.

Originario di Bracciano, nel Lazio, aveva scelto Saluzzo non solo come città di residenza, ma come punto centrale della propria carriera militare.

Nel corso della sua lunga esperienza iniziata negli anni ‘60 a Saluzzo, ha ricoperto numerosi incarichi di rilievo: comandante del Gruppo Aosta, capo centro tiro, comandante del Reparto comando e della 4ª Batteria. Successivamente fu alla guida del Battaglione Allievi Ufficiali dell’Accademia di Modena e, in seguito, comandante della Scuola militare Nunziatella dal 1988 al 1991, fino a concludere la carriera al vertice del distretto militare di Ancona.

Figura molto conosciuta in città, negli artiglieri del Gruppo Aosta ha lasciato un segno profondo. Rigido e severo per alcuni, ma stimato per il rigore, la schiettezza e il forte senso del dovere, era solito definire i suoi uomini “i miei artiglieri”. Nulla veniva lasciato al caso, nemmeno gli aspetti più quotidiani della vita in caserma: «Finché sarete a Saluzzo – amava dire – mangerete sempre bene, ma lasciate sempre il piatto vuoto perché quel che vi viene dato va sempre tutto consumato».

IL RICORDO DEL GENERALE VERDA

A tratteggiarne il profilo è anche il generale Giacomo Verda, che lo conobbe da vicino: «Io arrivai a Saluzzo nel 1971 come tenente della V Batteria, mentre lui comandava la IV ed era già in città dal 1968. Nell’ambito del Gruppo Aosta ha ricoperto quasi tutti gli incarichi possibili».Verda ricorda soprattutto le qualità umane e professionali: «Aveva un senso del dovere fortissimo, era un organizzatore abilissimo, meticoloso, attento ai dettagli. Non lasciava mai nulla al caso e pretendeva molto prima di tutto da sé stesso». Un’impronta evidente anche nei momenti ufficiali: «Ricordo una sfilata del 2 giugno a Roma, sotto la sua supervisione: fu impeccabile».

Ma il segno più profondo, sottolinea Verda, è quello lasciato sulle persone: «Ha segnato la vita di molti artiglieri da montagna, non solo dal punto di vista militare ma anche umano. Trasmetteva determinazione, spingeva tutti a dare il massimo. Era capace di tirare fuori energie che non pensavi di avere».

Un’eredità che va oltre la divisa: «Il nostro lavoro era anche educativo, civico e sociale: formare buoni cittadini. È questo il merito più grande che ancora oggi, a distanza di 50 anni, viene riconosciuto nei raduni annuali». Raduni ai quali Gentilucci ha partecipato fino a pochi anni fa, mantenendo un legame forte con “i suoi” artiglieri.

FIERO DEI SUOI ARTIGLIERI

Aggiunge Gaetano Giuliano, a lungo organizzatore del raduno dell’Aosta: «Lo ricordo con piacere, un comandante giusto ma severo sulla disciplina. Quando lo incontravo a spasso tra le vie di Saluzzo immancabile il ricordo delle attività svolte; era molto geloso dei suoi artiglieri del Gruppo Aosta».Lascia la moglie Rita Antonaci, le figlie Antonella e Alessandra, i fratelli Fulvio e Bruno. Il funerale viene celebrato mercoledì 1° aprile alle 15,30 nella cattedrale di Saluzzo. Sarà il generale Verda a leggere la preghiera dell’artigliere da montagna, a suggellare il saluto di un’intera comunità militare.