tentato omicidio a manta

L’ipotesi del movente passionale dietro il tentato omicidio di Manta

Potrebbe esserci un movente passionale dietro il tentato omicidio all’ombra del castello di Manta

L’ipotesi del movente passionale dietro il tentato omicidio di Manta
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Potrebbe esserci un movente passionale dietro il tentato omicidio all’ombra del castello. E, considerando la ritrosia della vittima e del presunto colpevole a fare dichiarazioni “a caldo” davanti ai giudici, avrebbe potuto restare un delitto impunito. Solo il sospetto di un solerte medico dell’ospedale Santa Croce di Cuneo ha potuto mettere in allerta le forze dell’ordine, che hanno ricostruito la vicenda, arrestando il presunto colpevole.

Mercoledì 4 ottobre, mattina. Un operaio ventottenne di origini albanesi sta percorrendo via Stazione, direzione Lagnasco, per andare al lavoro. Esce di strada, l’impatto è forte. I vigili del fuoco estraggono il ferito dalle lamiere e l’ambulanza lo trasporta all’ospedale di Cuneo, dove viene operato d’urgenza. L’episodio è annotato come incidente stradale. In realtà i medici rinvengono un proiettile calibro 22 all’interno dell’intestino (e preferiscono evitare di rimuoverlo): lo stesso ha lesionato anche un polmone.

Secondo gli inquirenti, il 28enne è stato vittima di un agguato, a freddo, da parte di un connazionale, un anno più vecchio, anch’egli residente a Manta. Ad arrestarlo i carabinieri del nucleo operativo di Saluzzo, in collaborazione con gli uomini del Nucleo investigativo del comando provinciale: l’accusa è di tentato omicidio.

Dieci giorni prima del fatto, risulta che i due abbiano avuto una discussione nel centro paese: il 29enne aveva affrontato in strada il conoscente accusandolo di aver corteggiato una donna con la quale intratteneva una relazione sentimentale. I due sembravano essersi chiariti. Il ventottenne è stato dimesso lunedì scorso, dopo 15 giorni di ricovero.

Con gli inquirenti non ha voluto collaborare, come l’indagato. I carabinieri hanno ricostruito il tentato omicidio, con l’analisi degli smartphone e delle celle telefoniche, mettendo in fila anche diverse testimonianze che confermerebbero il movente passionale.

Il legale dell’accusato, Enrico Gallo, invita a non correre a conclusioni affrettate, annunciando un possibile ricorso contro il provvedimento restrittivo e la disponibilità del 29enne ad una presentazione volontaria alle forze dell’ordine. Il difensore, che con questi ha avuto un colloquio in carcere, considera il quadro a carico dell’assistito esclusivamente indiziario. Le indagini sono ancora in corso.

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