la guerra si abbatte sull'export

La guerra si abbatte sull’export «Una mazzata per la nostra frutta»

Carichi di mele bloccati, mercati in tilt, disdette

La guerra si abbatte sull’export «Una mazzata per la nostra frutta»
Una mazzata. L’effetto della crisi geopolitica in Medio Oriente rischia di arrivare rapidamente nei bilanci delle imprese. Secondo le stime elaborate dall’Ufficio studi della Cgia di Mestre, l’escalation militare contro l’Iran iniziata a fine febbraio potrebbe tradursi nel 2026 in quasi 10 miliardi di euro di costi energetici aggiuntivi per il sistema produttivo nazionale. Un aumento che, se confermato, significherebbe una crescita della spesa per luce e gas del 13,5% rispetto al 2025, comprimendo ulteriormente i margini delle aziende in un contesto economico già fragile.Per il Piemonte, la spesa energetica aggiuntiva è calcolata in 879 milioni. E sulla nostra regione si abbatte anche un’altra stangata: la crisi dell’export di frutta determinata dalla chiusura dello Stretto di Hormuz e la sospensione di diversi vettori nel Mar Rosso.

Il primo a lanciare l’allarme è stato Giovanni Gullino, dell’omonimo gruppo saluzzese. «La situazione sta già incidendo sulle scelte logistiche delle imprese frutticole – dice in una nota rilanciata da Cia agricoltura -. Le mele, che rappresentano la parte più consistente dell’export del nostro territorio verso i mercati del Medio Oriente e dell’Asia, stanno evitando quella rotta. Molte spedizioni vengono dirottate circumnavigando l’Africa. Ma allungare il viaggio di quasi venti giorni per raggiungere destinazioni come Emirati Arabi o India può essere devastante per un prodotto deperibile come la frutta».

A sua volta Michele Ponso, presidente della Federazione Frutticoltura di Confagricoltura, denuncia: «Abbiamo navi cariche di prodotto che sono ferme e non possono arrivare a destinazione. Inoltre, sono già arrivate moltissime disdette di ordini per le prossime settimane. Per la nostra frutta l’Arabia Saudita rappresenta il terzo mercato di sbocco, con un valore di circa 70 milioni di euro, dopo la Germania e la Spagna. L’intero Medio Oriente vale oltre 150 milioni».

«Si tratta quindi di una piazza importante – sottolinea Ponso – a maggior ragione in un momento delicato per la campagna delle mele, in cui quasi la metà del nostro prodotto raccolto deve ancora essere venduta».

Conferma Domenico Sacchetto, presidente di Asprofrut, a Fresh Plaza: «L’allungamento dei tempi di viaggio espone la merce a un rischio elevato di deterioramento, compromettendo la qualità del prodotto finale all’arrivo».