casa degli immigrati in val bronda

La valle Bronda dice no alla casa degli immigrati

Il no arriva dalla collettività

La valle Bronda dice no alla casa degli immigrati

L’amministrazione comunale ritiene inadeguato l’insediamento di un Centro di accoglienza straordinaria (Cas) nel piccolo comune della valle Bronda. Dopo l’incontro pubblico con i concittadini, il sindaco Paolo Radosta ha incontrato a Roma il sottosegretario all’Interno Wanda Ferro, per discutere la trasformazione dell’ex ristorante La Torre in una struttura adatta ad ospitare 24 migranti.

L’ipotesi che ha allarmato i residenti è figlia dell’accordo tra la famiglia Maero, titolare dell’immobile, e una cooperativa incaricata dal Ministero per la gestione di questi centri.

Il primo cittadino ha fatto leva sulla difficile sostenibilità del programma previsto a Brondello, sottolineando come in un piccolo centro collinare arriverebbero a vivere, a regime, un numero di migranti che sfiora il 10 per cento della popolazione.

Intanto alcuni cittadini, a titolo volontario, stanno affiancando il comune nelle valutazioni tecniche della pratica, sperando di trovare nella normativa qualche aspetto a cui appigliarsi per rallentare l’avanzamento del programma (in particolare sui lavori già avviati nella struttura).

Altri residenti, anche a Pagno, con il beneplacito del sindaco Nico Giusiano, hanno realizzato cartelli e striscioni di protesta pacifica, a testimonianza di come la preoccupazione e l’attenzione rispetto alla vicenda siano diffuse e sentite in maniera trasversale dalla comunità.

«È oggettivo constatare come il sentimento prevalente nella Valle Bronda si stia orientando in maniera chiara e compatta nella direzione del dissenso rispetto all’ipotesi in discussione.. Tra le amministrazioni comunali di Pagno e Brondello si registra piena comunione di intenti e una consolidata sinergia istituzionale» commentano i due primi cittadini.

Circa 260 persone, la quasi totalità dei residenti, ha firmato una petizione per dire no al Centro. La stessa sarà consegnata agli uffici del Prefetto, come segnale della volontà popolare.

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