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Martiniana: a 20 mesi dall’esplosione ancora nessun risarcimento

Svolta nel processo, il giudice chiama in causa la ditta

Martiniana: a 20 mesi dall’esplosione ancora nessun risarcimento
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La società “Gdl Spa”, proprietaria del marchio Ariel, sarà chiamata in causa nel procedimento giudiziario sull’esplosione che il 12 febbraio 2025 devastò una palazzina di via Roma a Martiniana Po, provocando la morte di Fabrizio Aimo Boot, 57 anni (con disabilità motoria, era aiutato dalla famiglia Barra), e il ferimento di tre donne, tra cui una ragazzina di 15 anni. La decisione apre un nuovo fronte nella vicenda, anche sul piano dei risarcimenti.

LA DECISIONE DEL GIUDICE

Il giudice Cristiana Gaveglio ha accolto la richiesta presentata dagli avvocati dello studio Peirone di Saluzzo, che assistono la famiglia di Alberto Barra, insieme alle altre parti civili. Si tratta di Susanna Barra, rappresentata dall’avvocato Corrado Sogno, della società “Sorim Sas” di Rifreddo, proprietaria dell’edificio esploso e assistita dall’avvocato Luca Martino, e dei proprietari dell’immobile adiacente, difesi dall’avvocata Gabriella Vogliotti.

Le richieste erano state avanzate nell’udienza preliminare della scorsa settimana, quando le parti avevano chiesto di costituirsi parte civile. La giudice ha ammesso le costituzioni e disposto la chiamata in causa di Gdl.

IL CONTRATTO CON ARIEL

Al centro della richiesta c’è il rapporto contrattuale tra la famiglia Barra e l’azienda. Alberto Barra aveva infatti sottoscritto un contratto direttamente con Ariel, marchio di proprietà di Gdl Spa. Era stata poi la società a incaricare i due tecnici che avevano installato la caldaia nell’abitazione poche ore prima dell’esplosione.

Secondo quanto riferito dai legali della famiglia Barra, la copertura assicurativa dei due artigiani, prevista nell’ambito del rapporto contrattuale con Ariel, non risultava rinnovata. La questione assume rilievo nella prospettiva dei risarcimenti, finora non riconosciuti alle persone danneggiate.

Secondo la ricostruzione degli inquirenti, l’esplosione sarebbe stata provocata da una fuga di gas riconducibile a errori nell’installazione dell’impianto. Per la vicenda sono stati rinviati a giudizio due idraulici, N.I. e K.I., di origine albanese.

Nel corso dell’udienza, la loro legale, l’avvocata Fabiana Francini, ha preannunciato una richiesta di patteggiamento, opponendosi alle istanze delle parti civili. La posizione dei due imputati dovrà ora essere valutata nel prosieguo del procedimento.

NESSUN RISARCIMENTO

«È passato oltre un anno e mezzo da un disastro di queste dimensioni e nessuno ha ricevuto un euro di risarcimento – sottolinea l’avvocato Chiaffredo Peirone -. Abbiamo chiesto che venisse chiamata in causa anche Gdl, perché Alberto Barra aveva stipulato il contratto direttamente con loro. Ora sarà il processo a chiarire le responsabilità e a quantificare i danni».

La prossima udienza è fissata per l’8 gennaio.

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