sentenza sul ponte morandi

«Nulla riporterà indietro i miei cari ma adesso difendiamo la sentenza» la tragedia del ponte morandi

La cavourese Egle Possetti perse la sorella, il cognato e due nipoti nel crollo

«Nulla riporterà indietro i miei cari ma adesso difendiamo la sentenza» la tragedia del ponte morandi

«Nulla potrà riportare a casa le nostre famiglie, nulla potrà colmare il nostro dolore». Le prime parole dopo la sentenza del processo per il crollo del Ponte Morandi sono quelle di Egle Possetti, di Cavour, presidente del Comitato Ricordo Vittime Ponte Morandi e sorella di Claudia, una delle 43 persone morte quel 14 agosto 2018 a Genova. Una frase che racchiude il senso di una battaglia durata otto anni e combattuta giorno dopo giorno, senza mai arretrare, alla ricerca della verità e delle responsabilità, senza dimenticare il vuoto lasciato da una tragedia che ha segnato per sempre tante famiglie.

Tra quelle vittime c’era la famiglia legata al territorio pinerolese e a Cavour. Sul viadotto Polcevera, quella mattina, viaggiavano Andrea Vittone, 49 anni, la compagna Claudia Possetti, 48 anni, e i figli di lei Emanuele e Camilla Bellasio, rispettivamente di 16 e 12 anni. Erano partiti per una giornata al mare, come tante altre famiglie in una mattina d’estate. Alle 11,36 il ponte crollò, portandoli via insieme ad altre 39 persone.

Il 14 agosto 2018 il cedimento di una sezione del viadotto Morandi, nel quartiere genovese di Certosa, provocò una delle più gravi tragedie della storia recente italiana. Il crollo del pilone 9 trascinò nel vuoto circa 250 metri di carreggiata, causando 43 vittime e lasciando 566 persone sfollate dalle abitazioni sottostanti.

A distanza di otto anni è arrivata la prima sentenza del processo celebrato davanti al Tribunale di Genova. Il 16 luglio 2026 i giudici hanno condannato 32 imputati, tra cui l’ex amministratore delegato di Autostrade per l’Italia Giovanni Castellucci, a 12 anni di reclusione. Il procedimento aveva coinvolto 59 tra ex dirigenti e tecnici di Autostrade per l’Italia, Spea e funzionari pubblici, con accuse che andavano dall’omicidio colposo plurimo al crollo colposo e all’omissione di atti d’ufficio.

Nel commentare la decisione dei giudici, Egle Possetti ha scelto parole di equilibrio, pur nel dolore: «Alcuni di noi vorrebbero vedere i colpevoli di tanto dolore privati della loro libertà per sempre, ma il dolore e l’emotività non possono distogliere la nostra attenzione». Per il comitato delle vittime, la sentenza rappresenta un passaggio importante, ma non la conclusione del percorso: «Da oggi in poi inizia la nuova battaglia per riuscire ad avere conferma di questa sentenza in appello». (lettera completa pubblicata a pag. 25).

Oggi il ricordo di quella famiglia continua a vivere anche attraverso l’impegno di Egle Possetti e del comitato. Un impegno nato dal dolore, ma diventato negli anni una richiesta collettiva di sicurezza, prevenzione e responsabilità.

Questo e molto altro sulla Gazzetta in edicola e in digitale