«Siamo a buon punto. Credo che in Piemonte i primi due ospedali a partire con i cantieri saranno proprio l’ospedale Savigliano-Saluzzo-Fossano e quello di Torino Nord».
È ottimista Luigi Genesio Icardi, già assessore regionale alla sanità e ora presidente della Commissione regionale sanità, sul fatto che il nuovo ospedale Savigliano-Saluzzo-Fossano possa incontrare il favore dell’Inail ed essere dunque finanziato.
Abbiamo chiesto ragguagli sullo stato dell’arte a lui che, a buon diritto, può essere ritenuto il “padre” della nuova struttura sanitaria che dovrebbe sorgere all’altezza dello stabilimento della Panna Elena, sull’asse Savigliano-Saluzzo.
«Il progetto è convincente, predisposto da progettisti davvero bravi. Ritengo che a breve – afferma il consigliere regionale – si concluderanno le procedure tecniche aziendali e successivamente progetto e scelta dei terreni potranno essere consegnati a Inail. Per quanto riguarda i fondi dell’Istituto nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro non vedo particolari criticità, essendo garantiti da un decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri e, se sarà necessario, Inail potrà adeguarli all’effettivo costo dell’opera e successivamente, sulla base alla cifra totale che spenderà, sarà indicato il canone di locazione (pari al 2,5% più euribor, con tetto massimo al 4% della cifra spesa)».
Un iter, dunque, decisamente più avanzato rispetto a quello cuneese del Santa Croce-Carle dove si sta ripartendo pressoché da zero.
Icardi guarda anche con moderato ottimismo all’entrata in funzione delle Case della Salute o di Comunità, pensate per alleggerire i Pronto Soccorso dove si registra un ricorrente intasamento.
«Entro l’anno in corso – prevede – mi risulta che in provincia di Cuneo saranno completate tutte le strutture di comunità. Certamente sul loro effettivo funzionamento a pieno regime – osserva però Icardi – pesano la burocrazia e la drammatica carenza di personale. Quelle da poco operative fanno comunque ben sperare. Sono un punto di riferimento importante per i cittadini, soprattutto nelle zone più disagiate e confermano la bontà dell’iniziativa. Ho lavorato molto sul tema perché – argomenta l’ex assessore – sono convinto che andranno ad alleggerire non solo i Pronto Soccorso, ma saranno anche utili per la prevenzione e la cura di molte patologie, soprattutto quelle croniche».
Più complesso, a giudizio del presidente della Commissione sanità, il nodo delle liste d’attesa per esami e visite specialistiche
«Non si può non considerare – spiega – che la richiesta di prestazioni sanitaria è aumentata a dismisura per vari motivi e che la materia è davvero complessa: inappropriatezza di prescrizioni, medicina difensiva, popolazione sempre più anziana con crescenti bisogni di salute sono elementi che incidono pesantemente sulle liste d’attesa. Ciò non può comunque giustificare la mancanza di adeguate risposte. La sanità pubblica va tutelata e credo che per farlo sia necessaria una riforma nazionale del Sistema sanitario (l’ultima è del 1992.). Non si tratta solo, a mio avviso – afferma – di mettere a disposizione ulteriori fondi: il problema è soprattutto di natura organizzativa. Uno degli elementi di maggiori criticità è indubbiamente il sistema informatico sanitario, che ha ancora troppe e molte soluzioni tecnologiche avanzate o non si colgono o non si sfruttano a sufficienza proprio a causa del sistema non adeguato. Credo che il primo fronte sul quale agire sia proprio questo».
Icardi rivendica poi ancora con orgoglio gli emendamenti proposti rispetto al Piano sanitario regionale approvato a fine anno.
«Memore dell’esperienza vissuta come assessore durante la pandemia – considera – ho presentato una serie di emendamenti, sul potenziamento della rete ospedaliera e territoriale, sulle farmacie di aree disagiate, sulle aggregazioni dei medici di medicina generale in zone periferiche o montane. Elementi che ritengo abbiano concorso a migliorare un Piano che è destinato a segnare la sanità in Piemonte nei prossimi anni, rendendolo maggiormente operativo e aderente a quelle che sono le esigenze dei nostri territori».