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Revello, il caso scuola agita 1000 famiglie

E’ polemica tra due collettivi di genitori

Revello, il caso scuola agita 1000 famiglie

E’ scontro fra collettivi. Il “caso” scuola agita l’attesa di San Biagio, festa patronale del paese e ouverture del Carnevale nel Saluzzese. E si percepisce, in chiaroscuro, tra le stoccate digitali, che c’è qualche personalismo sotteso alla querelle. Anche perché il tema tocca circa mille famiglie.

Negli ultimi giorni è stata diffusa una nota stampa di un collettivo di genitori che si propone come voce dell’intera comunità scolastica. Un gruppo in larga parte riconducibile al movimento contro la fusione dell’istituto scolastico con quello dell’alta valle.

Il gruppo di genitori che hanno preso carta e penna si dice preoccupato per modalità di gestione e comunicazione della dirigenza scolastica. «Constatiamo modalità poco trasparenti e spesso difficilmente comprensibili» scrivono.

Il disagio nasce da una serie di episodi che – dicono dal collettivo – non possono più essere considerati isolati.

«Per la seconda volta in breve tempo, infatti, lo svolgimento del Consiglio di Istituto è avvenuto in condizioni definite dagli stessi genitori “anomale”. Prima la riunione si è tenuta all’esterno dell’edificio scolastico, sotto la pioggia, poiché non è stato autorizzato l’accesso ai locali né ai membri del Consiglio né ai genitori uditori. Poi, l’incontro convocato in fretta e furia nella serata del 15 gennaio, ha visto la tentata esclusione dei genitori che avevano chiesto formalmente di partecipare come uditori».

La dirigente scolastica Patrizia Revello, risultata assente alla seduta, avrebbe dato parere negativo alla partecipazione dei genitori.

L’altra lamentela giunge dall’approvazione del Piano triennale di offerta formativa approvato da Collegio Docenti e Consiglio di Istituto in data 12 gennaio e caricato sulla piattaforma ministeriale. Documento che, sostengono i genitori del collettivo, sarebbe stato da approvare collegialmente il 15 gennaio. «Un’incongruenza grave, che solleva interrogativi sulla veridicità delle informazioni fornite, semina dubbi sulle indicazioni date, mina alla base la fiducia tra scuola e famiglie» aggiungono nella nota.

A questo gruppo di genitori si oppone un’altra compagine, che prende le distanze dai contenuti e dalle modalità della contestazione e rischia di compromettere i rapporti interni alla scuola. «Quel collettivo non rappresenta tutti i genitori – scrivono -. Esiste infatti una parte ampia e silenziosa di famiglie che osserva con attenzione, sì, con preoccupazione in alcuni casi, ma anche con senso di responsabilità e fiducia nell’istituto, nelle insegnanti e nel valore della scuola pubblica. La dirigente scolastica, come ogni essere umano e come ogni figura professionale, può aver commesso errori, aver avuto ritardi, aver gestito alcune situazioni con modalità discutibili o non sufficientemente tempestive. Questo è un dato reale, ma una cosa è l’analisi critica, altra cosa è la demonizzazione».

«Ravvediamo – continua questo gruppo di genitori – una campagna di attacco personale, che spesso travalica i confini del confronto civile e rischia di diventare diffamatoria. E in tutto questo, la domanda più importante resta: dove sono finiti i nostri figli? Perché non possiamo pretendere una scuola serena, accogliente, educativa, se noi adulti siamo i primi a usare linguaggi aggressivi?».