Strade statali con la carreggiata stretta, flussi di traffico al limite della sopportabilità negli orari di punta, provinciali con centinaia di buche e asfalti al limite. Non c’è solo la distrazione e l’alta velocità alla base di tanti incidenti che si registrano ogni anno nel Saluzzese e sulle strade della Granda.
Da oltre 25 anni si parla del raddoppio della Saluzzo-Savigliano, della bretella di Manta e Verzuolo, di interventi sulla Saluzzo-Pinerolo. Idee e progetti rimasti per ora solo sulla carta. Sul “nodo viabilità” del Saluzzese interviene anche il consigliere regionale (ed ex sindaco di Saluzzo) Mauro Calderoni.
«Mentre l’attenzione mediatica resta concentrata sull’ennesima inaugurazione parziale dell’Asti–Cuneo e sulle difficoltà croniche del cantiere del Colle di Tenda – sostiene Calderoni -, la viabilità tra Saluzzese e Cuneese continua a scivolare ai margini dell’agenda politica. Una rete fragile, spesso malandata, appesantita da anni di sottoinvestimenti e dall’assenza di una strategia complessiva per i collegamenti della fascia pedemontana, che produce disagi quotidiani per cittadini e imprese e rischia di diventare un danno strutturale per uno dei territori più produttivi della provincia di Cuneo».
Proprio a fronte di questi problemi, Calderoni ripropone il tema della Pedemontana del Monviso, autostrada ideata solo sulla carta e mai realizzata.
«La proposta, che avrebbe collegato Pinerolo, Saluzzo e Cuneo – spiega Calderoni -, è rimasta ferma allo studio di fattibilità: ipotesi, confronti e studi che risalgono agli anni della presidenza di Giovanni Quaglia e poi di Gianna Gancia, senza mai tradursi in decisioni concrete. Oggi la questione assume una nuova urgenza. Il territorio concentra alcune delle realtà economiche più rilevanti della Granda: il primo distretto frutticolo del Piemonte, poli zootecnici di rilievo e valli alpine con crescente attrattività turistica. Interventi comunali frammentati e progettualità isolate, pur meritorie, non possono sostituire una visione sovracomunale, capace di coniugare sviluppo economico, sicurezza, sostenibilità e qualità della vita. Provincia e Regione devono assumere un ruolo attivo, promuovendo un confronto strutturato con fondazioni bancarie, Camera di Commercio, Confindustria e rappresentanze economiche e sociali del territorio. Una strategia – conclude – che eviti ulteriori rinvii e bandierine politiche».
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