Gli apicoltori temono le gelate primaverili

Gli apicoltori temono le gelate primaverili
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Siccità, vento e freddo notturno: un trinomio che rischia di mettere in difficoltà soprattutto i cereali, la frutta e la vite Made in Piemonte. Le temperature anomale e le ripetute giornate di sole di questo febbraio stanno anche risvegliando in anticipo, di almeno un mese, le api che ora rischiano di essere duramente colpite dal ritorno del freddo. È quanto emerge da un monitoraggio della Coldiretti sugli effetti di un inverno bollente con una temperatura che fino ad ora è stata in Italia superiore di 1,65 gradi alla media storica secondo le elaborazioni su dati Isac Cnr relativi ai mesi di dicembre e gennaio.

In Piemonte a preoccupare, infatti, sono i terreni secchi seminati a cereali che rischiano di non far germogliare ed irrobustire a dovere le piantine e la fioritura anticipata per albicocco, susino e, prossimamente, pesco: conseguenza degli sbalzi di temperatura che nella notte scende a 0 ma di giorno arriva anche a 18 gradi. Inoltre, le temperature sopra i 15 gradi hanno fatto uscire le api dagli alveari che hanno subito ricominciato il loro prezioso lavoro di bottinatura ed impollinazione, ma ora il rischio è che i fiori possano gelare e le api morire per il freddo.

Il settore apistico piemontese, negli ultimi cinque anni, ha avuto uno sviluppo sia per il numero di alveari allevati, sia per il numero di aziende attive. Dal 2001, anno in cui si registravano 2.701 aziende con 88.276 alveari allevati, si è passati nel 2017 a 5.612 aziende che conducono 18.982 apiari con 199.315 alveari.

«L’agricoltura è l’attività economica che più di tutte le altre vive quotidianamente le conseguenze dei cambiamenti climatici, oltre a contrastarli - spiega Roberto Moncalvo presidente di Coldiretti Piemonte-. Certo questi sfasamenti non aiutano a programmare le colture, mettendo, oltretutto a rischio il raccolto. Per il miele, dopo un’annata che ha visto la produzione dimezzata, a preoccupare sono le importazioni dalla Cina e dall’Est Europa da cui proviene una gran quantità di miele a basso costo, che però non rispetta i nostri standard qualitativi».

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