L’assessore regionale a Paracollo «Intervento sul Po in primavera» sopralluogo con demarchi e i funzionari per i danni delle alluvioni

L’assessore regionale a Paracollo «Intervento sul Po in primavera» sopralluogo con demarchi e i funzionari per i danni delle alluvioni
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«Serve un intervento immediato, entro la primavera». Così l’assessore regionale alle Opere Pubbliche Marco Gabusi si è espresso di fronte ai residenti di via Revalanca, a Via dei Romani, nel corso del sopralluogo di giovedì pomeriggio.

«E’ la prima volta - osserva Albino Rolando, agricoltore che vede i suoi campi la sua cascina minacciati da Po - che un assessore regionale viene di persona a rendersi conto della situazione. Qui siamo lontani dalla città, è difficile far sentire la nostra voce, ma speriamo che stavolta qualcosa si sblocchi».

Più volte, nel corso degli ultimi anni, la Gazzetta di Saluzzo ha raccolto la voce di Rolando, evidenziando i danni che le piene del Po stanno provocando lungo la sponda destra, all’altezza della confluenza con il rio Torto.

Interi ettari di terreno sono stati erosi dalla violenza delle piene, e il rischio ora è che venga strappato l’ultimo lembo di terra che ancora separa i due corsi d’acqua.

«Avrebbe effetti devastanti - spiega Rolando - perché verrebbe a crearsi un “tappo” che farebbe esondare il rio Torto nei campi, portandolo a cambiare alveo».

L’assessore Gabusi era accompagnato dal consigliere regionale Paolo Demarchi. Con loro anche il direttore regionale delle opere pubbliche Salvatore Femia, e i funzionari Graziano Volpe e Gianluca Comba, oltre al consigliere comunale di Saluzzo Giorgio Ponso, da sempre attento alle problematiche rurali.

Insieme ad alcuni agricoltori della zona hanno raggiunto (tra l’altro guadando il rio Torto a bordo di un rimorchio agricolo) l’area interessata dall’erosione.

«Fino a pochi mesi fa - hanno spiegato gli agricoltori mostrando i grandi accumuli di ghiaia al centro dell’alveo del Po largo oltre 100 metri - qua c’erano dei campi che si potevano raggiungere da un guado più a valle. Oggi è impossibile. I campi non ci sono più, il Po si è portato via tutto, ettari di terreni coltivati, e acquistati dai nostri genitori con fatica e lavoro».

Il consigliere Ponso ha spiegato ai funzionari regionali che le opere di salvaguardia realizzate alcune centinaia di metri più a valle, una serie di “pettini” per riportare il flusso dell’acqua nell’alveo principale, sono stati efficaci. Nell’impossibilità di avere le risorse per costruire un nuovo reparto con scogliere, si potrebbe procedere alla movimentazione del materiale in eccesso in alveo per ricalibrare il fiume.

«Capisco la vostra preoccupazione - ha risposto Gabusi - ma occorre tenere conto di ogni aspetto, anche delle risorse economiche. L’intervento che si presenta qui è comunque prioritario, e qualcosa va fatto».

L’obiettivo primario è intanto quello di riportare il fiume nell’alveo, tamponando parzialmente l’erosione in atto da alcuni anni sulla sponda destra. Si cercherà quindi di programmare una serie di lavori alcune centinaia di metri a monte dell’erosione, dove il Po ha deviato il suo corso. Un lavoro che andrà fatto entro la primavera, prima dello scioglimento delle nevi.

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