Le stagioni politiche di Gigi Ferraro

Le stagioni politiche di Gigi Ferraro
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Ho conosciuto Gigi Ferraro nel 1970 al Giari o ai cancelli della Burgo. Qui, a parte i sindacati, ci affollavamo in tanti a fare “volantinaggio”: noi del Pci, lo Psiup, che a Verzuolo era molto forte, e dal ‘71 il Movimento politico dei lavoratori.

Il Mpl nasceva nel mondo dei cattolici “del dissenso” ed era guidato dall’ex presidente delle Acli Livio Labor. Si presentò alle politiche del 1972: un flop, 120 mila voti, lo 0.36%, nessun eletto. Altrettanto disastroso fu il risultato di altri tre gruppi schierati a sinistra del Pci: Manifesto, marx-leninisti e lo stesso Psiup. A Saluzzo il Mpl ottenne 110 voti, quasi l’1%, ma il merito era di Gigi che ebbe 56 preferenze.

Fra gli sconfitti si aprì una crisi: Labor e altri entrarono nel Psi, il grosso dello Psiup confluì nel Pci. Così fu a Saluzzo dove Di Mauro, Beltrand, Garibotti andarono a raggiungere Walter Botto, Gioachino Chiara e gli indipendenti di sinistra di Elso Banchero. A Verzuolo lo Psiup che aveva un suo consigliere comunale rifiutò la confluenza.

Gigi e i suoi amici non seguirono la scelta di Labor. Nacque così nel saluzzese un gruppo che faceva riferimento al Pdup di Foa e Miniati. Il Pdup, diversamente da altri gruppi di sinistra, era sì critico nei confronti del Pci, ma anche unitario. Gigi non riusciva ad accettare il “compromesso storico”. Discutevamo ore e ore. Nessuno dei due cambiava idea, ma qualche particolare pro o contro veniva alla luce.

Ciò non toglie che assieme nel 1974 conducessimo la campagna referendaria in difesa della legge sul divorzio (il ruolo di Ferraro per la sua credibilità nel mondo cattolico fu essenziale) e nel ‘75 alle comunali di Verzuolo promuovessimo una lista unitaria di sinistra. Scrivemmo un programma bellissimo (Gigi aveva un’ottima preparazione economico-finanziaria), ci dotammo di un simbolo disegnato ad hoc ricco di riferimenti non solo alla tradizione operaia, ma anche all’ambiente. Ma non sfondammo. L’insuccesso raffreddò i rapporti e di liste unitarie per parecchio tempo nel saluzzese non si parlò più. Nel 1977 mi trasferii a Bra, ma continuai a vedere Gigi al lavoro nelle calde estati del ‘78 e ’79, quando esplose la questione dei raccoglitori della frutta, allora giovani italiani meridionali.

Nel 1985 Gigi entrò in una lista formata da DP e Verdi, che ottenne 599 voti e un consigliere. Gigi fu il secondo per preferenze: rimase in Consiglio poco più di un anno. In nome dell’alternanza, come era subentrato a Dario Carli, così lasciò il posto a Osvaldo Fresia. In quel torno di tempo avanzò una proposta che allora parve “sovversiva”, la pedonalizzazione del centro.

Gigi Ferraro cercava sempre di tradurre i principi in proposte concrete e non condivideva i risvolti fondamentalisti di certo ambientalismo. Così nel 1990 Fresia andò per conto suo e Gigi entrò in una lista civica unitaria che lo elesse consigliere assieme con Banchero, Galvagno e Paolo Allemano. Cinque anni dopo l’esperienza si ripeté con “Insieme per Saluzzo”. Anche se il risultato fu meno brillante (si elessero solo tre consiglieri, oltre a Ferraro, Davide Masera e Carlo Fea), le basi e anche un’idea di nome per i futuri schieramenti di centro sinistra, destinati a amministrare la città, erano poste.

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