Pejrone: i giardini si fanno con sobrietà e senso pratico

Pejrone: i giardini si fanno con sobrietà e senso pratico

La bellezza si basa sul poco e sul rispetto totale della natura, delle piante e della loro “dignità”. Parole di Paolo Pejrone, l’architetto-paesaggista che ha sempre amato definirsi giardiniere ed è orgoglioso di «sporcarsi le mani con la terra». Cosa che continua a fare nel giardino Bramafam, sulla collina di Revello, il suo “buen retiro”.

Proprio grazie a questa manualità e fisicità del lavoro, appresa nella tenuta di famiglia, dall’età di 14 anni, Pejrone ha deciso di dedicarsi al mestiere del giardiniere, girando il mondo, prima in Inghilterra con Russel Page e poi in Brasile con Roberto Burle Marx. I suoi libri sono altrettanti best-seller: ricordiamo “In giardino non si è mai soli “ (Feltrinelli), “Il vero giardiniere non si arrende” (Feltrinelli), “La pazienza del giardiniere” (edizioni Einaudi), sino al fresco “Cronache di un giardino” (Mondadori Electa) in uscita dal 13 aprile.

Sostiene l’architetto Pejrone che «i giardini si fanno con diligente sobrietà, saggezza e senso pratico: sono entità semplici e vigorose che devono durare nel tempo; non sono allestimenti effimeri». Essi «sono l’antitesi netta di quegli artifici decorativi tanto cari alle “archistar”, che non sempre s’intendono di piante e di cicli naturali. Giardini e orti devono essere sani, robusti, sostenibili: sono microcosmi creati nel rispetto per l’ambiente, da mantenere puliti da veleni e da sostanze inquinanti».

Una delle ultime realizzazioni di Pejrone è l’orto-giardino sul celebre “ermo colle” cantato da Giacomo Leopardi nell’Infinito. A pochi passi dalla casa natale del poeta a Recanati, su progetto del “giardiniere” di Revello donato al Fai, è così rinato quello che era un tempo orto concluso del vicino monastero, curato per secoli dalle monache. Un luogo semplice di quiete, punteggiato di cipressi e alberi da frutto, con ortaggi, fiori e qualche filare di vite.

Un rimarchevole insegnamento del giardiniere Pejrone a chi pensa di avere il pollice verde è un monito gentile: «No all’accanimento terapeutico sulle piante: per avere piante rigogliose, “felici” di vivere nel nostro giardino, bisogna provare e riprovare, sperimentando su piccoli spazi». Bisogna «essere concreti e sinceri negli intenti, avendo il coraggio di non incaponirsi per motivi estetici su piante che non prosperano; rinunciare alle specie chiaramente sofferenti, che dimostrano di crescere o di adattarsi male nel luogo loro destinato».

Le piante, in buona sostanza, devono amare il luogo in cui vivono, ed avere bisogno di poche cure. Bastano un poco d’acqua, un buon drenaggio, ogni tanto la pulizia dal legno secco, qualche sfalcio o potatura, e infine un po’ di concime, «per dare al giardino ciò che gli si toglie».