Scogliera di Rocchetta: attesa eterna

Scogliera di Rocchetta: attesa eterna
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Può definirsi “civile” un paese le cui istituzioni da una ventina d’anni non danno retta alle sacrosante suppliche che giungono loro da una famiglia abbandonata a se stessa, la cui sicurezza e incolumità è messa a dura prova a ogni “piüvera”, termine con il quale da queste parti definiscono una pioggia battente che dura anche solo un paio di giorni?

Le risposte non competono ai giornali, ma se qualcuno dei nostri lettori volesse toccare con mano la veridicità di quanto scriviamo e cercare di darsene una da solo, altro non avrebbe da fare che raggiungere Sanfront, risalire la val Po sino al confine con Paesana e lì svoltare sulla destra, appena valicato il ponte sul Croesio. Dopo un chilometro, ecco la popolosa frazione Rocchetta, appoggiata sul versante sud del Monte Bracco, la Montagna di Leonardo.

Lì vive la famiglia Martellotto: in una casa che fu prima del nonno paterno, poi di suo figlio e ora di suo nipote (che la abita con la moglie e due figli) e per raggiungere la quale - ahi lei - bisogna percorrere circa trecento metri di una strada in terra battuta. Poco importa che la strada non sia comunale e che il Comune, ancora di questi giorni, si sia affrettato a qualificarla (quasi fosse un’attenuante) come “interpoderale”.

Perché il problema vero, qui non è tanto la strada, ma il piccolo bedale che le corre parallelo e che dopo qualche ora di pioggia - complice il fatto che in esso confluiscono tutte le bealere che raccolgono e trasudano tutta l’acqua che cola dal Monte Bracco - si ingrossa a dismisura e spesso e volentieri tracima, allagando i prati e le colture circostanti ed erodendo la stretta strada che ad essa conduce, isolando così la casa della famiglia in questione. Cosa accadrebbe se la casa dovesse mai essere raggiunta da un qualsivoglia mezzo di soccorso?

Più volte la famiglia si è rivolta al Comune per richiedere un tratto di scogliera atto a proteggere quella strada che rischia di sparire a ogni piena del bedale. Magari sfruttando i fondi giunti in municipio per mettere mano ai danni delle più o meno recenti alluvioni. Risultato: il nulla. Un silenzio imbarazzante. Eppure servirebbero soltanto 15 mila euro, poco più, poco meno.

L’ultimo ad accorgersi che qui qualcosa andava fatto fu l’ex sindaco Roberto Moine: il Comune mise a disposizione il materiale, i residenti la mano d’opera. Ma il dirlo a voce alta, alla famiglia che ha deciso di chiedere aiuto alla stampa locale perché giunta ad un livello di insicurezza non più sopportabile e che ci ha ospitati martedì scorso, è già costato un neppure troppo velato “autorevole” rimbrotto («Moine potevate evitare di citarlo… ».). Perle di miseria umana.

Come se tutto quanto appena narrato da solo non bastasse, ecco servito anche lo sberleffo: un tratto dello stesso bedale, venti metri più a valle del tratto di strada che mostra vistosi i segni dell’erosione e fiancheggiato da una mulattiera che sfocia in mezzo ai prati (dove non abbiamo scorto ombra di residenza abitativa) è protetto su entrambe le sponde da una beffarda scogliera.

Seguiremo la “pratica” con la dovuta attenzione sino a che non si sarà giunti a una soluzione. Lo abbiamo promesso alla famiglia Martellotto.

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