«Tra presente e futuro» Intervista L’attore e formatore Diego Parassole spiega come affrontare la quarantena con serenità

«Tra presente e futuro» Intervista L’attore e formatore Diego Parassole spiega come affrontare la quarantena con serenità
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Il grande pubblico lo conosce come attore comico, ma non tutti sanno che Diego Parassole dal 1995 si occupa anche di formazione (diegoparassole.it e brainspeaking.it). Dagli studi delle più note trasmissioni tv dedicate alla comicità alle aule aziendali c’è un legame tra l’umorismo e il benessere inteso anche come produttività. Piemontese (alessandrino) di nascita e ancora residente per scelta, lo intervistiamo durante il periodo di quarantena, mentre è impegnato a riorganizzare il lavoro dei suoi seminari aziendali, che tratterà come webinar. Resilienza e duttilità sono due delle chiavi per non lasciarsi sopraffare in questo momento, come ci racconta.

Parassole, cosa si aspettano da Lei le aziende che le affidano una consulenza?

«Mi occupo di speech aziendali in cui tratto sostenibilità e ambiente in chiave comica, i temi delle neuroscienze in chiave “edutainment”, tra formazione e spettacolo: cambiamento, vendita, feedback, gestione dello stress, intelligenza artificiale, ma anche soft skill come comunicazione, gestione dell’emozione, public speaking. Affronto modalità esperienziali per il team building, la creazione del gruppo, la creatività. Sono percorsi ispirati al teatro, che offrono possibilità di spunto, legate alla mindfullness, con pratiche che allenamento per raggiungere consapevolezza, Sono percorsi lunghi, per essere esaustivi. Alcune cose posso essere trasferite in un webinar, come faccio in questo momento, ma sono piccole esperienze, diverse dal lavoro in aula».

Come sta organizzando il lavoro in quarantena?

«Le aziende mi chiedono pillole web o interazioni con i clienti e con il personale per cercare di mantenere la motivazione. I dirigenti mi chiedono in particolar modo cosa fare per aiutare i dipendenti e clienti a gestire l’ansia da Coronavirus, sia come paura della malattia sia per le conseguenze economiche e sociali che ci saranno. Non si impara il necessario in un giorno o due, inoltre il tema dell'emozionalità è complesso: se si affronta in maniera cognitiva, non è detto che aiuti del tutto ad affrontare le situazioni. Infatti nel gruppo di istruttori mindfullness, la maggior parte sono psicologi. La cosa che più mi stupisce in questo periodo, è aver scoperto di non essere così terrorizzato come molti altri, nonostante non sia un irresponsabile. Ci sono molti strumenti da utilizzare, ma bisogna praticarli con costanza e dedizione».

Allora ci dia qualche suggerimento su come fare!

«Il principio di base è restare sul presente. Le mie pillole di formazione non hanno la presunzione di cambiare la vita, ma è importante svolgere attività, perché la mente, per dirla con Viktor Frankl, è come il gas e si espande quando ha spazio: anche nei contesti terribili coloro che ce la fanno sono quelli che apprezzano la bellezza delle cose e sdrammatizzano. Se pensiamo solo a preoccuparci per il virus e alla triste conta dei morti, i pensieri diventano ossessione. Restare focalizzati sulle cose che invece si possono fare, e che si faranno in futuro, è la prima azione. Utilizziamo il tempo per imparare cose che rimandiamo sempre e creiamo connessioni, manteniamo il contatto con i clienti se siamo imprenditori».

E se qualcuno non riesce a togliersi dallo stato di ansia?

«Si possono usare tecniche di rilassamento e aiuta anche fare attività fisica, per smaltire lo stress.

Ma se si è fuori pratica, gli esercizi di meditazione possono risultare un po' difficili: gli strumenti di mindfulmess non sono miracolosi, si percepisce il miglioramento dopo un po' di tempo. Le nostre abitudini sono codificate nel cervello con autostrade neuronali, dobbiamo allenare il cambiamento della struttura del cervello, e questo richiede tempo».

Come pensa che cambierà, se cambierà, il mondo del lavoro dopo il Coronavirus?

«Usciremo sicuramente più digitalizzati. Molte persone che lo hanno sperimentato per la prima volta, rendendosi più autonome e risparmiando gli spostamenti, cosa utile per alcune professioni. Pensiamo anche all’adeguamento sul web che ha dovuto affrontare, ad esempio, il sistema scolastico. Con la maggiore digitalizzazione, speriamo però che migliorino anche alcuni servizi infrastrutturali: la rete è sovraccarica, talvolta con bassa qualità. Emotivamente, invece, non so prevedere cosa accadrà. Alcuni vedono in questa crisi un segnale di Dio o della Natura per dirci che stavamo vivendo in maniera ormai insostenibile. Impressionano le immagini degli animali a spasso per la città. Da una parte la crisi lascerà consapevolezza dei danni nell'ambiente che viviamo. Anni di conferenze mondiali sul clima hanno cambiato poco o nulla... è arrivato il virus a farci svoltare, con buona pace di Greta. Indubbiamente c’è grande voglia di tornare a uscire e frequentare luoghi: la cena romantica a casa non è la stessa in collegamento Skype».

Le manca il mondo dello spettacolo?

«Ho sempre continuato i miei spettacoli comici, più per il mondo aziendale, meno per il teatro che ha problemi di sussistenza. Faccio meno spettacoli pubblici perché dopo la crisi del 2008 gli enti vari avevano meno risorse: o si lavorava in grandi compagnie stabili, ma non era mio territorio, o si sceglieva un settore più commerciale. Il mondo aziendale mi permette di parlare di ambiente e di cervello, ho avuto tante proposte di collaborazioni che ho colto. Ma il palcoscenico non l’ho abbandonato: le ultime date saltate sarebbero state nei teatri di Torino».

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