Cronaca

«Verzuolo vive profondi cambiamenti Noi preti dobbiamo cogliere le novità» viaggio in diocesi Parla il parroco don Marco Gallo: va coltivato il senso della comunità

«Verzuolo vive profondi cambiamenti Noi preti dobbiamo cogliere le novità» viaggio in diocesi Parla il parroco don Marco Gallo: va coltivato il senso della comunità
Verzuolo Aggiornamento:

Continua il viaggio della Gazzetta nella diocesi di Saluzzo. Questa volta parliamo con don Marco Gallo, parroco moderatore delle numerose parrocchie verzuolesi (le chiese di San Filippo e Santa Maria nel capoluogo e nelle frazioni di Falicetto e di Villanovetta).

Prete da quindici anni, ha frequentato prima da esterno il Seminario Minore a Saluzzo, istituzione che permetteva la formazione religiosa anche agli studenti che, come don Marco, frequentavano la scuola secondaria superiore (nel suo caso il Liceo Classico).

E' poi entrato nel seminario cittadino e questo evento ha facilitato il ritorno del suo nucleo familiare nel Saluzzese, dopo un breve periodo di vita a Milano.

Che ricordi ha di quel periodo?

«Sono stati anni di crescita e di dialogo, in cui ho avuto la possibilità di esprimere quello che stavo vivendo. Vorrei ringraziare tutte quelle persone che si sono occupate della nostra crescita intellettuale, religiosa ed emotiva, con attenzione e affetto».

Quali sono le esperienze più significative prima di approdare a Verzuolo ?

«Ho intrapreso il mio percorso formativo in Teologia e, dopo i primi anni due anni, ho avuto l'opportunità di vivere un'esperienza missionaria in Camerun, un periodo fecondo e di amicizia con don Claudio Margaria e don Andrea Borello, con cui abitavo, e con don Natale Gottero. E' stata una bella occasione per scoprire una Chiesa non clericale, con il contributo determinante delle donne e dei laici, un aspetto sorprendente rispetto al nostro mondo occidentale. E' stata un' “avventura” entusiasmante, per l'annuncio della fede a chi non l'ha mai incontrata. In seguito, grazie al vescovo, ho potuto continuare la mia formazione, vivendo per tre anni a Roma, con qualche approfondimento in Germania, e nel settembre del 2007 mi è stato affidato l'Oratorio don Bosco di Saluzzo. Quelli passati all'Oratorio Saluzzese sono stati sette anni molto belli, ricchi di entusiasmo. Nel 2009 ho terminato gli studi, conseguendo un dottorato in Teologia dei Sacramenti».

Una formazione work in progress che prosegue tuttora, dunque…

«Posso dire che alcune costanti delle mie esperienze precedenti sono rimaste anche negli anni successivi: ho iniziato a insegnare Teologia dei Sacramenti allo Studio teologico interdiocesano di Fossano, a svolgere dei servizi per la Diocesi, prima presso l'Ufficio liturgico e ora presso l'Ufficio catechistico. Tra l’altro ho tenuto anche un corso come professore invitato all'Università Cattolica di Parigi. Nel frattempo, sono diventato direttore della Rivista di pastorale liturgica».

Vediamo questi primi anni verzuolesi, dal 2014 a oggi. Quali cambiamenti ha avvertito rispetto al periodo precedente ?

«Come viceparroco di don Marco Testa, allora parroco responsabile delle quattro parrocchie di Verzuolo, non ho avuto preoccupazioni amministrative potendo dedicarmi a tempo pieno a ogni aspetto della pastorale. Io e don Marco avevamo certamente due caratteri differenti, ma ci sono sempre stati stima e rispetto reciproci. Ora sono parroco moderatore, con l'aiuto di don Luca Margaria in particolare, e in collaborazione con don Claudio. Di questo periodo più recente, mi ha impressionato il peso della gestione amministrativa. Dopo un anno, posso dire di non aver ancora trovato un equilibrio soddisfacente tra le esigenze dell'amministrazione e la gestione della pastorale. Il dispiacere più grosso è di aver talvolta trascurato gli adolescenti, i giovani e i malati. Un fattore di serenità è la condivisione di tale difficoltà con don Luca e don Claudio».

Come si presentano oggi le realtà parrocchiali ? Come avete suddiviso i compiti?

«Siamo favorevolmente colpiti dalla disponibilità a collaborare di tanti laici, in un contesto eterogeneo di piccole comunità Una caratteristica di queste parrocchie è che hanno una bella tradizione di vita di fede famigliare che purtroppo sta gradualmente venendo meno. L'assenza di giovani adulti e di ragazzi ci preoccupa. La secolarizzazione, presente nelle grandi città, colpisce anche i nostri territori. Il fatto che noi viviamo come preti fratelli, condividendo la casa e la vita di tutti i giorni, aiuta ad affrontare questi cambiamenti pastorali con più umiltà».

Verzuolo è una città operaia e agricola in rapida trasformazione: c’è ancora un senso condiviso di comunità?

«Tenere insieme una cittadina come Verzuolo è un piccolo miracolo. Penso all’evoluzione del mondo agricolo, all'emorragia della forza lavoro operaia. Tali fenomeni hanno portato all'aumento di persone che vivono situazioni di forte disagio. Ciò che la nostra Costituzione definisce come sussidiarietà deve essere il luogo di incontro tra amministrazione pubblica, servizi sociali, tante associazioni e gruppi religiosi: l’esigenza fondamentale è il vivere bene insieme. Guardandoci attorno, Verzuolo non ha un baricentro aggregante. Questo esiste solo nelle buone relazioni tra i suoi cittadini, di cui ci sentiamo onorati di far parte».

Da esperto conoscitore della realtà giovanile, come sono i rapporti con i ragazzi verzuolesi?

«Preghiamo e lavoriamo con disincanto ma anche con speranza. Ci sono tante esperienze che ci sorprendono: l’oratorio di Villanovetta, Segnaletica, il doposcuola, le attività aperte. A mio parere, il mondo giovanile di oggi è profondamente mutato rispetto ad una volta ed è più incline al conformismo: i giovani oggi fanno tante cose semplicemente perché le fanno gli altri. E questo per la fede cristiana è un problema. Resta certamente una fascia di popolazione, che merita di essere accettata così com'è e ascoltata, anche in ciò che porta d'inedito. Penso a una maggior sensibilità ecologica, alla voglia di viaggiare e conoscere il mondo, al desiderio di vita comune. Mi pare che la pastorale giovanile di oggi possa e debba svolgersi su tre attività: 1) l'ascolto di qualità, uno ad uno, per chi lo desidera; 2) le settimane comunitarie; 3) la lenta trasformazione degli oratori in doposcuola, sempre aperti».

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