speciale Buona pasqua

Il vescovo: dico ai giovani di imparare dai genitori

L'intervista al Vescovo Monsignor Cristiano Bodo per la Pasqua

Il vescovo: dico ai giovani di imparare dai genitori

Nella lunga vigilia cristiana che prepara alla Pasqua, abbiamo incontrato il vescovo Cristiano Bodo al quale abbiamo posto alcune domande che prendono spunto dalla nostra società contemporanea.

Monsignore ha accolto la proposta con interesse; il dialogo che emerge ci racconta di un uomo preoccupato di quello che potrebbe essere il futuro, ma, in forza della fede di cui è portatore, offre molte possibilità di riflessione e spunti positivi per il nostro quotidiano.

Un suo pensiero particolare è rivolto al futuro del santuario mariano diocesano di Valmala.

Mons. Bodo, quale presente e futuro si prospettano nella nostra diocesi di Saluzzo, per le nuove coppie, i giovani, gli adulti in un contesto dove l’indifferenza sociale verso l’altro pare stia prendendo il sopravvento?«La famiglia ha sempre avuto un ruolo importantissimo, perché in essa si imparano a muovere i primi passi; è il primo incontro con la bellezza, con la gioia, con i valori della vita e tra questi c’è il dono della fede. Tutto si impara lì, a partire dal primo segno di croce. Tutti abbiamo imparato guardando ai nostri genitori ed è certo che se noi siamo capaci di stare al mondo, di avere relazioni, è dovuto a quanto abbiamo appreso in famiglia, imparando soprattutto a superare l’indifferenza e ad accorgerci di chi ci sta accanto».L’amore ha sempre un ruolo fondamentale: così per tutti?

«Se sei amato dai genitori puoi capire cos’è l’amore. Non dimentichiamo mai che l’amore più alto che esista al mondo e di cui si può fare esperienza è proprio quello dei genitori. I genitori sono capaci di dare la vita per i figli».

Oggi molti giovani, prima di arrivare al matrimonio, convivono per timore di “non riuscire a stare insieme”. E’ una scelta in positivo o in negativo?

«La via giusta è quella di offrire la propria vita, chiedere al Signore la forza di vivere e morire per la persona amata. Nella famiglia si cresce sempre, fino all’ultimo giorno. Purtroppo, di ciò, in genere, ce ne accorgiamo solo dopo che i nostri cari non ci sono più».

Abbiamo vissuto in quest’ultimo anno il Giubileo. Immaginando un racconto fotografico dello straordinario evento, quali istantanee inserirebbe nella sua fototeca ideale per la diocesi di Saluzzo?

«Una foto di Piazza San Pietro con la sua magnifica Basilica e il gruppo di ragazze e ragazzi adolescenti della nostra diocesi. Ho personalmente partecipato a questo Giubileo ed il ricordo dei loro volti sorridenti è per me sempre un motivo di gioia. Non dimentichiamo che i giovani sono il nostro futuro. Il Giubileo ci ha lasciato una testimonianza concreta, fatta non di parole ma di presenza, come dimostra l’ampia partecipazione agli eventi giubilari».

Quale eredità ci lascia il Giubileo?

«Direi che il Giubileo ci consegna due elementi: il primo è la testimonianza visibile di una fede viva che, come lievito, cerca di far giungere il Vangelo nel cuore di tutta l’umanità e soprattutto alle nuove generazioni. Il secondo è la richiesta di tante persone che hanno manifestato la volontà di intraprendere cammini per approfondire la loro fede e riscoprire la spiritualità».

Da tempo pervengono dei “rumors” che coinvolgono il santuario mariano di Valmala. Le voci di un “aumento di grado”, da santuario a Basilica inferiore sono confermate?

«In realtà non esistono pratiche avviate, a oggi, per rendere il santuario di Maria Madre della Misericordia una Basilica. Nulla vieta, in futuro, di iniziare le pratiche canonistiche. Ne sarei felice per tutti i fedeli e per onorare la Vergine Madre, venerata a Valmala».

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