Lucio, Mario e quegli 80 anni festeggiati sulla vetta del Monviso
Lucio Bertero e Mario Bianco festeggiano 80 anni sul Re di Pietra

Non l’hanno mai chiamata impresa, perché non lo è. O almeno non per loro, che la montagna la vivono come un’amica di lunga data, non come un avversario da conquistare. Eppure non è da tutti decidere di festeggiare gli ottant’anni sul Monviso, il “Re di Pietra” che svetta a 3.841 metri e che da Saluzzo - la loro città - accompagna con la sua sagoma la vita di ogni giorno.
Loro sono Lucio Bertero e Mario Bianco. Si conoscono fin da bambini, ma sono diventati veri amici una quindicina di anni fa, quando Mario ha iniziato a frequentare il gruppo di appassionati di montagna di cui Lucio fa parte da tempo. Da allora hanno condiviso gite, rifugi, cammini, soste in alta quota.
Un’amicizia cresciuta a passo lento, come si cresce tra i sentieri, senza bisogno di troppe parole. Così, quando è arrivato il momento di spegnere idealmente le ottanta candeline, la scelta è venuta naturale: festeggiare in cima al Monviso.
«Non ci interessava la sfida - racconta Lucio -. È stata la prosecuzione naturale di quello che abbiamo sempre fatto: vivere la montagna. Per noi è un luogo familiare, che sa dare molto a chi lo sa ascoltare».
Il giorno fissato era l’11 agosto. Mario è partito da Pian del Re, Lucio invece ha preferito prendersi più tempo. Con il suo zaino, ha trascorso alcune notti precedenti nei bivacchi della zona prima dell’ascesa. Piccoli ricoveri essenziali, dove il silenzio è profondo e la montagna sembra respirare con te. «Mi piace fermarmi lassù – spiega –. Anche da solo, non ho mai avuto paura. I bivacchi sono luoghi speciali, permettono di vivere la montagna con ritmi più lenti e intensi. Ho ammirato albe, tramonti, cieli stellati, il silenzio della montagna, dove resti solo con i tuoi pensieri, i tuoi ricordi».
All’appuntamento, fissato davanti al bivacco Andreotti, Mario è arrivato puntuale, e i due amici si sono ritrovati pronti per la salita. L’alba ha accompagnato i primi passi. «Alle 7,30 eravamo alla base della parete - racconta Lucio -. Il tempo era magnifico, difficilmente si trova così. Il peso dello zaino si è fatto sentire, ma per il resto è andato tutto bene».
La vetta è arrivata senza clamori, con la naturalezza di chi sa che l’essenza della montagna non sta nella conquista, ma nel cammino. Per Lucio la festa non è finita lassù: ha scelto di restare ancora un paio di notti nei bivacchi dopo la salita, per prolungare quell’esperienza di libertà. Mario invece è rientrato, portando con sé il ricordo di una giornata che resterà impressa.
In vetta, con una stretta di mano, un sorriso, due chiacchiere con gli altri alpinisti in cima, una piccola bandiera Namaste che per Lucio ha un significato speciale, i due amici hanno celebrato i loro ottant’anni. Un compleanno diverso, fatto di passi lenti, respiri profondi e silenzi condivisi. Perché il vero regalo, alla fine, è stato ritrovarsi ancora una volta insieme sulla montagna che da sempre li accompagna.
Questo e molto altro sulla Gazzetta in edicola e in digitale