«Aiuti alle imprese ma con meno burocrazia»

«Aiuti alle imprese ma con meno burocrazia»
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L’emergenza sanitaria dovuta all’epidemia da Coronavirus ha colpito non solo la salute dei cittadini, ma anche l’economia e l’occupazione. In questo periodo uno dei tanti slogan lanciati per superare la situazione è stato “Non possiamo farcela da soli”. E subito viene da pensare all’Unione europea, se può fare qualcosa di concreto per noi.

Ne abbiamo parlato con Gianna Gancia, europarlamentare cuneese, la piemontese più votata della Lega e l’unica a rappresentare la nostra regione in Europa, nel Gruppo Identità e Democrazia. Lei il nostro territorio lo conosce bene: prima di tutto è una imprenditrice agricola, poi è stata presidente della Provincia di Cuneo e consigliera regionale. «Il principale problema dell’Italia è la burocrazia – ci spiega - altri Paesi riescono a prendere fondi europei mentre noi spesso rimaniamo indietro. Dovremmo smettere di dare la colpa agli altri e iniziare a guardare in casa nostra: perché non riusciamo a usare quello che l’Europa ci dà?».

Quindi come sta intervenendo l’Europa per fronteggiare questa crisi?

«Il Recovery Fund e il piano Next Generation EU possono aiutare le economie in forte difficoltà. Ma si devono mettere d’accordo tutti gli Stati europei. Le maggiori resistenze riguardano soprattutto gli aiuti a fondo perduto. Non si tratta solo di solidarietà, perché la nostra economia è interconnessa con tutte le altre. Le condizioni che vengono poste per l’accesso al fondo sono importanti, l’Italia non deve cedere all’assistenzialismo e va riformata. E l’unico modo è ancora il federalismo».

E sul versante dell’agricoltura?

«Il Parlamento europeo ha recentemente approvato una parte del pacchetto anticrisi per vino e ortofrutta. Le misure prevedono maggiore flessibilità su aiuti come il sostegno alla vendemmia in verde e minori incombenze burocratiche per i produttori. Restano invece in sospeso le altre misure, che l’Europarlamento ha respinto in quanto insufficienti dando tempo alla Commissione europea fino al 31 agosto per presentare nuove proposte. Però la nostra agricoltura non può attendere tutta l’estate, quindi ci aspettiamo delle azioni concrete per fine luglio, ma non è scontato che i Paesi trovino l’accordo».

L’effetto Covid in Piemonte si vede anche sull’occupazione...

«L’Europa ha messo in campo 100 miliardi per la cassa integrazione europea con il pacchetto Sure, che vuole dire sicurezza: l’obiettivo è non lasciare indietro nessuno. Purtroppo i tempi della burocrazia e delle scelte condivise tra Stati membri non sono stati all’altezza dell’emergenza. Ora bisogna porre rimedio e sostenere le imprese e gli imprenditori con una minore pressione fiscale e incentivi all’occupazione».

Un tema di accesa discussione, in Italia come in Europa, riguarda tamponi e test.

«Innanzitutto, l’Italia si è dimostrata debole di fronte all’emergenza sanitaria, basti pensare alle terapie intensive insufficienti. Inoltre, la possibilità per i cittadini di accedere al tampone e ai test sierologici è lungi dall’essere omogenea negli Stati membri. Abbiamo chiesto alla Commissione se intende definire un protocollo sanitario di indirizzo comune per permettere a tutti i medici di prescrivere l’esame sierologico e il tampone. Servono risposte rapide e concrete su tutti i fronti, anche l’Europa deve fare la sua parte. Dal canto mio sto lavorando, con gli strumenti che ho, perché ciò accada».

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