Da simbolo della biodiversità rurale del Saluzzese a modello osservato a livello internazionale. La Gallina Bianca di Saluzzo, presidio Slow Food da oltre vent’anni, compie un nuovo passo nel proprio percorso di valorizzazione e supera i confini locali per diventare un caso di studio nell’ambito della ricerca sulla sostenibilità degli allevamenti nel bacino del Mediterraneo. La razza autoctona è infatti tra le esperienze presentate all’interno del progetto europeo “AspMed”, coordinato dall’Università di Torino e dedicato alla transizione agroecologica dei sistemi avicoli e ovini.
Il riconoscimento arriva al termine di un percorso lungo quasi trent’anni. Dalla metà degli anni Novanta la priorità è stata salvare una razza che rischiava di scomparire. Un lavoro reso possibile soprattutto dall’impegno di Paolo Viano e Paolo Monge, affiancati dalla Città di Saluzzo, dall’Istituto Agrario di Verzuolo e, sul fronte scientifico, dagli studi coordinati dal professor Achille Schiavone, dalla professoressa Dominga Soglia e dal Dipartimento di Scienze Veterinarie dell’Università di Torino.
Determinante è stato anche il contributo dell’associazione A.Ra.Avi., guidata da Ferdinando Viano, e, più recentemente, della Città di Moretta. Oggi, raggiunto l’obiettivo della salvaguardia, la prospettiva cambia. La Gallina Bianca di Saluzzo guarda infatti a una nuova fase di sviluppo, proponendosi come esempio di filiera locale sostenibile, capace di integrare il reddito delle piccole aziende agricole. Un modello che può trovare spazio anche nell’agricoltura sociale, nella tutela della biodiversità e nella valorizzazione delle produzioni di qualità.
Proprio queste caratteristiche hanno portato la Bianca di Saluzzo a essere inserita tra i casi di studio del workshop internazionale promosso dall’Università di Torino. Il programma, finanziato dall’Unione Europea con circa 3 milioni di euro, coinvolge partner scientifici di 8 Paesi del Mediterraneo con l’obiettivo di sviluppare modelli agroecologici innovativi.
Negli ultimi mesi sono inoltre nate nuove collaborazioni che confermano la vitalità del progetto. Tra queste, la partnership con il Comune di Moretta per rafforzare la filiera del cappone e il progetto “Transizione agroecologica in un sistema avicolo di agricoltura sociale”, con la cooperativa Il Ramo di Piasco.
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