Non è stata casuale la scelta di Saluzzo per il Consiglio provinciale aperto dedicato alle filiere del biogas e del biometano. Proprio qui, infatti, si concentrano due progetti destinati a segnare il dibattito locale: da un lato l’impianto promosso da Sedamyl, legato alla trasformazione dei residui della propria attività industriale in biometano, dall’altro quello proposto da Aky Biomethane a Ruata Eandi, che ha già innescato la mobilitazione di un comitato contrario per le tante perplessità connesse alla sostenibilità ambientale ed economica dell’impianto.
In questo contesto, l’assemblea aperta convocata dal presidente Luca Robaldo lunedì pomeriggio nel salone dell’Antico Palazzo Comunale di Saluzzo ha rappresentato un momento di confronto articolato tra istituzioni, tecnici, associazioni di categoria e territorio. Al termine, il Consiglio ha approvato all’unanimità la mozione che chiede alla Regione Piemonte di introdurre criteri più stringenti nella pianificazione degli impianti.
Il documento parte da un dato chiaro: la Granda è già uno dei territori più esposti sul fronte delle rinnovabili. Oggi si contano 48 impianti a biogas autorizzati e 8 a biometano, con oltre un milione di tonnellate annue di biomasse trattate. Numeri che, se da un lato confermano il ruolo strategico del comparto, dall’altro alimentano preoccupazioni tra amministratori e cittadini per una possibile espansione non governata.
Da qui la richiesta alla Regione di introdurre nel dibattito del disegno di legge 136 “Disciplina per l’individuazione di ulteriori aree idonee all’installazione di impianti da fonti rinnovabili”, meccanismi di salvaguardia per le aree già “virtuose”, evitando concentrazioni eccessive e prevedendo una sorta di “tetto” provinciale alla produzione energetica, parametrato alla superficie territoriale. Un passaggio che punta a riequilibrare lo sviluppo, senza bloccarlo.
Nel dibattito sono emerse posizioni articolate ma convergenti sulla necessità di governare il fenomeno. Coldiretti, con il direttore Francesco Goffredo, ha ribadito che «le bioenergie devono nascere dall’agricoltura e non imporsi su di essa», distinguendo tra il modello agricolo integrato e gli impianti di grande scala. Sulla stessa linea Confagricoltura, con Roberto Abellonio, che ha definito le agroenergie «una fonte fondamentale di reddito complementare», purché in connessione con l’attività agricola.
Il presidente Robaldo, soddisfatto dell’incontro, ha sintetizzato: «La mozione approvata all’unanimità chiede al Consiglio regionale di tenere in considerazione il fatto che il territorio provinciale è già sede di numerosi impianti di produzione di biometano e chiede di valorizzare di più quelli che garantiscono la circolarità della filiera agricola locale nel rispetto delle normative europee, nazionali e regionali che premiano questo tipo di produzione energetica».
LE RICHIESTE DI SALUZZO
Il passaggio in Consiglio provinciale non chiude il tema legato al bioemtano, ma segna un punto politico preciso: lo sviluppo delle rinnovabili, anche nel Saluzzese, dovrà misurarsi con l’equilibrio tra opportunità energetiche, sostenibilità ambientale e consenso delle comunità locali.