A trent’anni dalla storica salita di Umberto Bossi alla sorgente del Po, il Monviso continua a essere per la Lega più di un luogo simbolico. È una sorta di punto di ripartenza, dove la memoria delle battaglie delle origini si intreccia con quelle del presente.
A Pian del Re, sabato, sono arrivati poco meno di trecento militanti da Cuneese, Torinese, Biellese, Alessandrino e Lombardia. Non la folla del 1996, ma il numero sufficiente per ribadire che quel rito politico non è ancora esaurito.
A riportare in quota un pezzo della storia del Carroccio è stato Roberto Calderoli. Il ministro per gli Affari regionali e le autonomie ha mostrato l’ampolla di Bossi, conservata fino all’anno scorso e ora nuovamente riempita con l’acqua del Po. Un oggetto che appartiene alla stagione della secessione e della Padania, ma che Calderoli ha utilizzato per collegare direttamente quella stagione alla battaglia per l’autonomia differenziata: «Senza quella storia non saremmo arrivati fin qui», è stato in sintesi il messaggio.
Dal palco, però, la Lega ha guardato soprattutto al futuro. Giorgio Bergesio ha ricordato i risultati raggiunti in provincia, tra Asti-Cuneo e legge sulla Montagna, mentre Riccardo Molinari, Enrico Bussalino e gli altri esponenti del partito hanno rivendicato i risultati del governo. E Matteo Salvini, evocato alcune volte durante la giornata, è intervenuto telefonicamente ricordando l’appuntamento di Pontida e chiedendo compattezza al partito.
Il punto, oggi, è proprio questo: quanto quella simbologia sia ancora sufficiente a costruire una Lega capace di parlare al territorio e riconquistare il consenso smarrito per strada. Il Monviso può rappresentare la memoria e l’identità, ma la sfida si gioca anche molto più in basso, nei Comuni, nelle amministrazioni, nei rapporti quotidiani con elettori e categorie.
Ed è qui che si apre una questione tutta cuneese. La Lega, oltre alle grandi battaglie nazionali e regionali, vorrebbe tornare a rimettere radici sul territorio. A partire da Saluzzo, dove oggi il Carroccio non ha una presenza in consiglio comunale. È un dato politico che pesa, soprattutto per un partito che ha costruito gran parte della propria storia sulla capacità di radicamento anche elettorale.
La festa di Pian del Re, dunque, può essere letta anche così: non il ritorno all’ampolla, alle bandiere e ai simboli di Bossi, ma l’occasione per una Lega che deve dimostrare di saper trasformare la propria identità in una nuova stagione di presenza. ma per farlo, anche sul territorio, di lavoro da fare ne resta molto.
Questo e molto altro sulla Gazzetta in edicola e in digitale