Si chiude, salvo eventuali ricorsi o nuove osservazioni, la vicenda legata al progetto per la realizzazione di un impianto per la produzione di biometano in regione Ruata Eandi, tra Saluzzo e Scarnafigi. Con un provvedimento datato 16 giugno, la Provincia di Cuneo, recependo le considerazioni della conferenza dei servizi, ha respinto l’istanza presentata dalla società Aky Biomethane per la costruzione e l’esercizio di un impianto di codigestione anaerobica a uso agricolo, destinato alla produzione di biometano da immettere in rete.
Il progetto, di potenzialità complessiva pari a 400 Smc/h (Standard metro cubo orari) e previsto lungo la provinciale 129, aveva suscitato forti perplessità sul territorio. A Ruata Eandi era nato anche un comitato di agricoltori e frazionisti, che negli ultimi mesi aveva sollecitato la conferenza dei servizi e le istituzioni locali affinché si esprimessero per il no al biodigestore, percepito come un impianto industriale non coerente con il contesto agricolo circostante. Il comitato aveva dato vita ad un presidio in zona e ad uno di fronte alla sede della Provincia a Cuneo.
La decisione della Provincia viene accolta ora con soddisfazione dall’amministrazione comunale di Saluzzo. Il sindaco Franco Demaria e la vicesindaca Francesca Neberti dichiarano: «Una decisione di grande rilevanza per la comunità, che recepisce le osservazioni, le preoccupazioni e le richieste avanzate dal territorio. Si tratta di un passaggio che consente di tutelare un’area agricola di valore paesaggistico e produttivo, che non può essere sacrificata a una logica di industrializzazione incompatibile con la sua vocazione naturale».
L’amministrazione rivendica inoltre la coerenza della propria posizione nel corso dell’iter autorizzativo. «Fin dall’inizio abbiamo assunto una linea chiara e ferma – spiega Demaria – a tutela di Ruata Eandi e dell’interesse pubblico. La produzione di energia da scarti zootecnici può rappresentare un’opportunità, ma solo se inserita in un modello realmente sostenibile e radicato nel territorio. Quando invece i materiali provengono da aree lontane e le ricadute ambientali e viabilistiche diventano rilevanti, è necessario fermarsi e valutare con attenzione».
Argomentazioni avanzate peraltro anche dall’opposizione in Consiglio, coordinata da Giovanni Damiano.
Per il comitato non è però ancora il momento di chiudere l’argomento: «Non è una conclusione definitiva – sottolineano – perché la normativa vigente lascia ancora margini. Per questo continueremo a vigilare».
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