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Se viene a mancare la politica a Verzuolo

I limiti delle liste civiche: il caso Verzuolo

Se viene a mancare la politica a Verzuolo

Gli oneri di urbanizzazione erano minimi. La Dc pagò la svolta con una defezione a destra, una lista di “indipendenti” che le fece perdere la maggioranza assoluta; di qui l’alleanza con il Psi che concordò tra l’altro un nuovo regolamento dei lavori consiliari con la costituzione di commissioni.

Quando il progetto di piano arrivò in commissione urbanistica, chiedemmo l’inserimento di aree di edilizia popolare per gli operai che vivevano in case malsane o sovraffollate e, a Falicetto, per i braccianti agricoli. Costituimmo la prima cooperativa edilizia a proprietà indivisa della provincia con oltre 200 soci. Dc, Psi, Pci e Psiup allora disponevano di sedi proprie e contavano assieme più di 500 iscritti, con cui gli amministratori dovevano confrontarsi. Un ulteriore spazio di dibattito erano i consigli comunali aperti, le consultazioni decentrate, il periodico municipale su cui tutti i gruppi avevano diritto di scrivere.

La lavorazione della carta (Burgo, Burgo Scott e Siesa) occupava duemila persone, in maggioranza di Verzuolo. Era inevitabile interessarsi di politica industriale. Nel 1973 con lo shock petrolifero ci fu la fine del “miracolo economico”. I consumi si ridussero, divenne più costosa l’energia elettrica che forniva la forza motrice alle cartiere. La materia prima, la cellulosa in gran parte proveniente dall’estero, subiva il rincaro dei trasporti…

L’ultima partecipazione del comune a un atto di politica industriale fu la sottoscrizione nel 1998 da parte del sindaco Giulio Testa, figlio di un ex dipendente della cartiera, di un protocollo con Burgo, Regione Provincia per tutte le modifiche al Piano regolatore e alla viabilità utili a istallare la macchina nona, ultraveloce.

La macchina smontata arrivò dalla Finlandia via ferrovia, così come su treno viaggiavano i tronchi di legno.

La successiva chiusura da parte di Ferrovie dello Stato dei “rami secchi” ha riversato tutto il traffico su gomma, a cui oggi contribuisce la ditta che ha acquisito i capannoni della ex Burgo-Scott, ex Scott, ex Kimberley Clark. L’altro passo fatale fu l’uscita dal capitale Burgo della famiglia Adler e l’ingresso del gruppo Marchi, il quale, disponendo di molte cartiere in Veneto, una volta acquisito il marchio, rivendette lo stabilimento di Verzuolo a una multinazionale per la fabbricazione di cartone da imballaggio.

La materia prima, carta di recupero, e il prodotto finito vanno e vengono su strada. Sicuramente un pesante impatto sulla viabilità e un probabile aumento delle emissioni in atmosfera di anidride carbonica, di ossidi di azoto e particolato.

Negli anni ’80 e ’90 la spinta alla crescita sociale era ancora viva: fu costruito un asilo nido, poi riconvertito a causa dei costi in poliambulatorio dell’Asl, oggi Casa di comunità, la biblioteca della Burgo fu incorporata in quella comunale e così pure furono acquisti gli impianti sportivi dei “Reduci”. Aprivano le fiaccolate del 24 aprile sera gli striscioni dei Consigli di fabbrica seguiti da decine di lavoratori.

La forte riduzione di occupati nell’industria ha cambiato l’anima di Verzuolo, così forte fin dagli anni drammatici dell’occupazione tedesca. E la legge del 1993 sull’elezione diretta del sindaco e del consiglio con sistema maggioritario a turno unico per i comuni sotto i 15 mila abitanti, vi ha fatto sparire i partiti.

Da allora si fronteggiano liste civiche, la cui capacità di progetto è attutita. Mentre scarseggiano le entrate correnti, essa si affida alla possibilità di intercettare i finanziamenti di Stato o Regione, cioè a progettualità esterne di tecnici. Non deriva più dal confronto, anche serrato, fra idee diverse di società. Tanto che le votazioni sono quasi sempre unanimi. Marcet sine adversario virtus.

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