giornate del fai

Quando il centro del Saluzzese era l’antica abbazia di Pagno

Sabato e domenica con Le giornate del Fai d’autunno

Quando il centro del Saluzzese era l’antica abbazia di Pagno
Immaginate di prendere una mappa del Saluzzese e di cominciare a passare la gomma. Via Saluzzo, via Savigliano, via Manta, Revello, Moretta, e con loro quasi tutti i paesi che oggi punteggiano la pianura e le valli. Il foglio si svuota, finché non resta quasi nulla. Poi portate le lancette indietro fino al 750 dopo Cristo: su quella mappa ormai bianca, a risaltare, c’è un solo punto. È Pagno, il piccolo centro della valle Bronda, che a quel tempo era uno dei fulcri del territorio grazie alla sua abbazia.Il monastero dei Santi Pietro e Colombano, secondo la tradizione, fu fondato tra il 749 e il 756 per volontà del re longobardo Astolfo. Divenne presto uno dei maggiori centri culturali e religiosi dell’Italia nord-occidentale e, nell’alto Medioevo, arrivò a ospitare fino a 300 monaci, in un’epoca in cui Staffarda non era ancora stata costruita. Nell’825 l’unione con l’abbazia della Novalesa ne interruppe l’espansione, ma non ne ridusse l’importanza, per la presenza di centinaia di religiosi e per le vastissime proprietà da amministrare. Seguirono i saccheggi dei Saraceni e periodi di declino, fino al 1764, quando il priorato fu soppresso e unito alla diocesi di Saluzzo. I monaci furono il motore della bonifica agraria, della riscossione dei tributi e della gestione del territorio: a Pagno c’erano numerosi monasteri, mulini e persino un tribunale.

Sono queste pagine di storia che le Giornate Fai d’Autunno, in programma sabato 10 e domenica 11 ottobre, permetteranno di riscoprire. La Delegazione di Saluzzo, guidata dal presidente Maurizio Sola, in collaborazione con il Gruppo Fai di Savigliano, dedica a Pagno la quindicesima edizione.

«Pagno è un luogo che ha segnato la storia del nostro territorio – afferma Maurizio Sola – e con queste giornate vogliamo restituirlo alla sua comunità e ai visitatori».

Il cuore del percorso è l’abbazia, che i volontari narratori del Fai racconteranno dall’esterno all’interno: il campanile del Trecento in stile lombardo gotico, la primitiva facciata visibile nel cimitero, gli affreschi romanici del sottotetto (XI-XII secolo), la lastra tombale del priore Pettenati (1469) e gli affreschi interni, uno dei quali attribuito a Hans Clemer.

Riservato agli iscritti Fai è il giardino della Casa del Vescovo, dimora estiva dei vescovi di Saluzzo fino al 1979, che occupa l’antico chiostro e offre una prospettiva unica sul campanile.

La passeggiata nel centro storico, con partenza dal banco Fai, toccherà la chiesa sconsacrata della Confraternita del Gonfalone, il cortile di Casa Bodrero con il torrione detto “del Vescovo”, la cappella dell’Addolorata, l’antico tribunale e un ex convento con una Madonna in trono con Bambino del 1479.

A sorpresa, la visita più stravagante: la collezione di Dario Ghiglia, in un palazzotto cinquecentesco tra vigne e frutteti, raggiungibile con la navetta del Comune. Ospita 85 Vespa, dalla più antica del 1948 alla rarissima Vespa 400 del 1958, l’unico modello a quattro ruote, costruito e venduto solo in Francia, oltre a circa mille modellini e gadget da tutto il mondo. Nel 2026 l’iconico scooter compie 80 anni.