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A volte si piange sul latte versato

Allarme Piemonte. Prezzi bassi e concorrenza alta. Che fare

A volte si piange sul latte versato

La mucca da mungere, per una volta, smette di essere metafora e diventa un problema reale. Certo, anche in questo caso i soldi c’entrano eccome: sono quelli che il comparto lattiero-caseario italiano, all’inizio della sua filiera, rischia di perdere in maniera massiccia e rapida.

L’allarme sul forte calo dei prezzi del latte pagato agli allevatori era stato lanciato già nel novembre scorso a Marene, in quel Piemonte candidato a essere uno dei territori più colpiti da un fenomeno dalle molte cause e ancora in cerca di rimedi certi.

Il costante aumento della produzione di latte in Europa, che ha ormai raggiunto livelli altissimi, e la concorrenza da parte degli Stati del Nord, a partire dalla Germania, che alimentano sempre più il settore della produzione casearia italiana, stanno mettendo a dura prova la tenuta del comparto nel Paese e in quelle regioni dove si concentra il maggior numero di bovini da latte. Tra queste il Piemonte, che conta 1.254 allevamenti per un totale di oltre 230 mila capi di bestiame, posizionandosi al quarto posto dopo Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto.

Se alcuni mesi fa, nel convegno di Confagricoltura, era stato lanciato l’allarme evidenziando l’incremento della produzione nel 2025, pari al 4,4% rispetto all’anno precedente – un aumento che non si vedeva dal 2014 – oggi quello scenario si sta concretizzando rapidamente.

«Non c’è dubbio che il nostro sistema lattiero-caseario stia vivendo un momento di crisi che richiede interventi efficaci», conferma l’assessore all’Agricoltura del Piemonte, Paolo Bongioanni, che sul tema ha convocato un tavolo in Regione per il prossimo 23 febbraio con la partecipazione di tutti i settori della filiera.

L’auspicio «che tutte le componenti della filiera possano lavorare insieme affinché si riesca a individuare e condividere un progetto di azioni atte a migliorare la situazione di mercato del comparto nella nostra regione» arriva dal responsabile del lattiero-caseario di Confagricoltura Piemonte, Guido Oitana.

La stessa associazione di categoria ha pronta una serie di proposte, tra cui «una tabella unica in grado di definire un prezzo di riferimento del latte alla stalla, allineato su un valore che riconosca un adeguato margine agli allevatori rispetto a costi di produzione condivisi», rendendo anche più agevole l’introduzione di un meccanismo regolatorio per contenere il più possibile le oscillazioni del prezzo.

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